La Gazzetta dello Sport, 13 giugno 2017
Viaggio a casa Spalletti. Le galline del Cioni e il gallo Luciano
Li ha avvertiti a modo suo. Poche parole su WhatsApp, nel gruppo «Le Galline del Cioni». «Da oggi sono un allenatore del Sigaro». Stefano Leporatti, detto Sigaro, ha capito subito. Lui è interista vero. «Dai tempi di Peppino Prisco. Appena avuta la bella notizia ho inviato a Lucio il filmato “Pazza Inter amala”. Con Zanetti, Ibra e tutta la squadra a cantare felici. Deve impararlo a memoria. Subito». Il giglio magico di Luciano Spalletti non è un gruppo di potere ma un inno all’amicizia. Lucio non ha mai tagliato il cordone ombelicale che lo lega alla sua terra. È diventato ricco, famoso. Ma quando si spengono le luci della ribalta lui si riprende il suo mondo. Certaldo, Sovigliana, Avane, Montaione, Empoli e Firenze è la rotta della sua vita fuori dal tritacarne del pallone. Fatta di convocazioni in pizzeria, di visite ai suoi ciuchi e ai suoi maiali, di vino e olio prodotti dalla sua terra, di ore passate sul trattore, di tanta beneficenza. Fatta ma non raccontata. Di chilometri percorsi con la sua Panda azzurra. Ne ha quattro di Panda. Vanno come schegge tra le colline toscane. Sigaro è da una settimana che gli invia messaggi con i nomi dei giocatori da acquistare. «Serve un regista basso. Se Lucio ha i soldi deve comprare Fernardinho. Altrimenti gli ho suggerito Torreira della Samp. E se deve arrangiarsi provi a rilanciare Kondogbia. Non è male. Lo sa cosa ha scritto su WhatsApp dopo il suo viaggio in Cina? Che in Cina ci sono tanti cinesi. È proprio un bischeraccio».
SORRISO L’accordo con l’Inter gli ha restituito il sorriso. La gestione di Totti non è stata una passeggiata di salute. Anche Rummenigge gli ha chiesto di Francesco durante la presentazione del Memorial Niccolò Galli. Bruno Manetti, un altro della banda Spalletti, racconta un siparietto. «Rummenigge durante il pranzo gli chiede perché Totti ha giocato poco. Lucio gli spiega che certe scelte sono figlie di una somma di valutazioni: qualità tecniche, esperienza, parametri fisici. Beh, questi ultimi non erano ottimali. A quel punto interviene Ancelotti osservando che gli era successo lo stesso ai tempi del Real. Dai parametri risultava che Casillas correva più veloce di Cristiano Ronaldo. E CR7 disse a Carletto: “Il problema non è mio ma del Real che ha un portiere che corre troppo”. Lucio per poco non finisce sotto il tavolo per le risate». Storia raccontata almeno una decina di volte intorno a un tavolo. Con un bel bicchiere di vino rosso. In un clima da «Amici Miei» che è nel dna dei toscani. Dove si ride, si scherza, ci si prende in giro. Ma, alla fine, si è sempre uno per tutti e tutti per uno. Nel gruppo «Le Galline del Cioni» c’è una frase che fotografa lo spirito degli associati. Una trentina. Più o meno. Ed è questa: «O cavalchi la vita o essa cavalca te. Il tuo atteggiamento mentale determina chi è il cavaliere e chi il cavallo».
FIORENTINA Nel gruppo il viola è il colore dominante. Molti speravano di vedere Lucio al posto di Paulo Sousa. Ma ha vinto l’anima interista. «Lo sa – racconta Michele Scotti, un altro del gruppo – che Lucio mi trovò i biglietti per la finale di Champions di Madrid? Quella del triplete. Allenava lo Zenit e non so come sia riuscito in questa impresa. Ma non mi ha mai voluto in tribuna per Roma-Inter. Diceva che gufavo. Al telefono gli ripeto ogni giorno la stessa frase: “Fatti comprare tre giocatori veri”. E intanto gli ricordo attraverso la Gazzetta che mi deve portare la maglia di Candreva. E tutto quello che trova colorato di nerazzurro. Aspetto anche un selfie con i giocatori dell’Inter. E un autografo di Icardi. Se l’argentino si consegna anima e cuore nelle mani di Lucio vince il Pallone d’Oro nel giro di tre anni».
CARICO Questo è il clima che accompagna l’ultima sfida di Spalletti da Certaldo. I suoi amici lo descrivono «carico a pallettoni». E lo aspettano al campo di Avane. Su un rettangolo con poca erba e molte buche Lucio ha dato i primi calci al pallone. Sotto gli occhi protettivi del fratello Marcello. Da calciatore era «normale». Un po’ lento. Un po’ tecnico. Un po’ tattico. Lucio non ha dimenticato quel campetto. Lo ha ristrutturato, lo ha trasformato in una scuola calcio. Tognetti, un suo amico del cuore, detto il Togna, mostra una sua foto in segreteria. «Venne apposta dalla Russia per inaugurarlo». Anche il Togna è interista. «Quando diventò allenatore della Roma la mia Inter aveva 6 punti di vantaggio. Mi disse: “Scommetti che finisci dietro?”. Scommisi e persi. Gli ho suggerito di prendere Suso ma non si può. Mi piacciono Berardi e Bernardeschi. E mi aspetto una valanga di gol da Icardi».
RISTORANTE Firenze è l’ultima conquista di Luciano. Uno splendido appartamento in centro, il ristorante Fashion Foodballer in piazza Pitti aperto insieme a Dainelli e Gilardino e a un altro della banda, Manuele Venturini. Un inno al calcio. C’è l’angolo dedicato a Javier Zanetti. Con maglia autografa e una foto con il campione argentino sorridente. Scommettete che presto arriveranno le maglie di altri campioni nerazzurri? «Quando leggo che l’Inter ha uno spogliatoio bollente – fa Manuele – mi viene da sorridere. Presto non sarà più un problema». Lucio ha dato appuntamento ai suoi amici per una di queste sere. Tutti a cena. Pizza, birra e bischerate in libertà. Le “Galline del Cioni” beccano.