Gazzetta dello Sport, 13 giugno 2017
Grillo, il declino è cominciato o no?
La grande questione è se il Movimento 5 stelle abbia davvero perso queste elezioni amministrative e, rispondendo di sì a questa domanda, se questo sia l’inizio di un declino simile a quello subìto tante volte in passato dalle forze antisistema, per esempio, al tempo dei tempi, dall’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, prima esploso nelle urne come fosse un partito di massa, e poi rapidamente deperito.
• Secondo lei?
I tempi sarebbero quelli giusti. Il Movimento 5 stelle esplose davvero nel 2013, cioè alle ultime elezioni politiche, confermò il suo successo in tanti appuntamenti successivi arrivando a prendere, tra l’altro, Parma, Livorno, Torino e Roma. Adesso che si avvicinano le elezioni politiche mostra i segni tradizionali di cedimento tipici delle forze di questo tipo, dovuti alla pochezza della classe dirigente proposta, alla scarsa credibilità dei programmi e nel nostro caso anche alla cattiva gestione di troppe amministrazioni conquistate, su tutte Roma con l’inetta Raggi. Avrebbe avuto il suo peso, nel calo, anche l’accordo sulla legge elettorale con Pd, Forza Italia e Lega, che agli occhi dei cittadini arrabbiati avrebbe degradato anche il M5s a casta. Se si accetta questa lettura, che ieri andava per la maggiore in tutte le analisi, il famoso impianto tripolare della lotta politica italiana si starebbe di nuovo riducendo al solito confronto a due, centro-destra contro centro-sinistra. Questo indurrebbe Renzi a puntare di nuovo sulle elezioni anticipate, stavolta a novembre, in coincidenza cioè con le Regionali siciliane, in modo da non dare il tempo ai grillini di riprendersi da questa batosta. Oltre tutto niente danneggia una forza politica come la sensazione che sia diventata perdente. Questa lettura è contestata alla radice da Beppe Grillo.
• Che cosa dice Grillo?
Dopo essere rimasto zitto fino alla tarda mattinata di ieri, ha scritto sul suo blog: «Il MoVimento 5 Stelle è stata la forza politica più presente a questa tornata elettorale, in 225 comuni. Gli altri partiti si sono camuffati, soprattutto il Pd che si è presentato in circa metà dei comuni rispetto al MoVimento. La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti. Senza di loro il Pd di Renzi altro che sindaci: avrebbe faticato a mettere anche solo qualche consigliere comunale! Stiamo assistendo alla lenta scomparsa di un partito che, con nomi diversi, era radicato sul territorio dal dopoguerra. Il MoVimento 5 Stelle, con coerenza, si è presentato in tutte le città da solo e candidando le nostre persone, senza calcoli elettorali. [...] Rispetto al 2012 abbiamo triplicato i ballottaggi (furono solo tre all’epoca) e siamo cresciuti in tutte le città in cui ci siamo presentati. Risultati che sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile. Tutte le prime pagine dei giornali sono però dedicati al fallimento del MoVimento 5 Stelle. [...] L’hanno detto dopo le politiche, dopo le europee, dopo le regionali, dopo il referendum. Fate pure anche ora. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli. Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada». Il discorso è impaginato sotto le nove foto dei grillini ammessi al ballottaggio nelle città di Carrara, Fabriano, Ardea, Guidonia, Canosa, Mottola, Acqui Terme, Santeramo, Scordia. Sarà la storia a decidere quale delle due tesi è giusta.
• Altre notizie sulle amministrative?
A Palermo è sindaco Orlando, per la quinta volta e benché non abbia superato la soglia del 50%. Una legge elettorale piuttosto singolare dice che per essere eletti nel capoluogo siciliano basta prendere il 40%. Già sindaci sono a Frosinone Nicola Ottaviani (centrodestra, 56,4%) e a Cuneo Federico Borgna (centrosinistra, 59,7). Tutti gli altri se la disputeranno al ballottaggio il 25 giugno. Pieni di significato sono il risultato di Parma, dove Pizzarotti, vincitore cinque anni con i cinquestelle e poi ripudiato da Grillo perché non obbediva ciecamente ai suoi ordini, risulta il più votato col 34,78% e se la vedrà al ballottaggio con Paolo Scarpa del centro-sinistra, mentre i grillini stanno al 3,18%; e quello di Genova, dove la faida interna al Movimento 5 stelle ha messo in gara tre candidati più o meno a cinque stelle e ha consegnato la città o al centrodestra di Bucci (38,8) o al centrosinistra di Crivello (33,39).
• Risultato complessivo del Pd?
Renzi ha detto che è andata bene, e questo giudizio si giustifica con i timori della vigilia, tutti orientati verso una débâcle. Il giudizio definitivo si dovrà dare il 25 giugno. La valutazione deve tener conto che nel quasi 70% dei casi i democratici si sono presentati alleati con le liste di Bersani e D’Alema (Mdp), cosa assai improbabile a livello nazionale. Non capisco invece la polemica contro le liste civiche che avrebbero mascherato il Partito democratico. Le liste civiche ci sono sempre state e hanno sempre rappresentato l’elemento ambiguo delle amministrative.
• Il centro-destra?
Ha l’aria di essere il vero vincitore della partita. Però anche qui: sul territorio sono possibili intese tra Forza Italia e Lega che a livello nazionale sembrano più problematiche.