CorrierEconomia, 12 giugno 2017
I giganti di Wall Street gonfiano la bolla? Un nobel svela gli indizi
I tre indici più rappresentativi del mercato azionario americano, il Dow Jones, l’S&P500 e il Nasdaq, sono attorno ai massimi storici. Mentre l’economia Usa sta entrando nel nono anno di espansione dalla fine della recessione nel giugno 2009. A trascinare verso l’alto i listini sono soprattutto i titoli tecnologici, con una forza che sta preoccupando diversi analisti. «Quanto in alto ancora la Borsa può salire prima di bruciarsi come le ali di Icaro al sole?», si chiede Michael Hartnett, il responsabile delle strategie di investimento di Bank of America Merrill Lynch. E cita una raffica di segnali su come i livelli delle quotazioni delle aziende high-tech sia ormai in una pericolosa zona da Bolla speculativa.
La lista
Eccoli. Primo indizio: l’indice Msci dei titoli americani growth – quelli ad alta crescita come sono tipicamente le azioni delle aziende tecnologiche – è arrivato a valere quasi 20 volte l’indice Msci globale delle azioni value, quelle delle aziende con un basso prezzo rispetto ai loro fondamentali e un buon dividendo. «È un livello superiore a quello raggiunto durante la Bolla del 2000», osserva Hartnett. Secondo allarme: la capitalizzazione di Borsa dei Big americani della tecnologia è enorme rispetto all’economia reale. Il valore di Apple e Alphabet (Google) insieme, 1.487 miliardi di dollari, è superiore a quello complessivo di tutte le banche e finanziarie europee e giapponesi, pari a 1.310 miliardi di dollari. Le azioni sia di Alphabet sia di Amazon sono arrivate a costare oltre 1.000 dollari l’una, il che equivale – per dare un’idea generale, anche se il confronto è fra entità diverse – a un valore in Borsa per Alphabet più grande dell’economia di Chicago e per Amazon più grande della capitale Washington, DC (economie misurate con il valore delle merci e dei servizi prodotti in un anno).
Terzo segnale: dall’inizio dell’anno i titoli tecnologici si sono rivalutati di oltre il 21%, la migliore performance fra i settori dell’indice S&P500, che nel complesso è cresciuto di circa l’8%. Ma il 40% di questa performance è dovuta al balzo di sole cinque società quotate: Apple (+33%), Alphabet (+25%), Amazon.com (+33%), Facebook (+30%) e Microsoft (+15%), che sono anche le cinque più grandi società al mondo per valore in Borsa.
Quarto indizio: questo boom attira l’attenzione dei risparmiatori, che investono sempre di più nei fondi comuni ed Etf specializzati nel settore tecnologico. Il flusso di sottoscrizioni in questi prodotti è il più forte degli ultimi 15 anni e questi fondi fra poco costituiranno il 25% di tutti i patrimoni in gestione nel mondo. E se tutto questo non bastasse, lo stratega di Merrill Lynch attira l’attenzione anche sull’indice BofAML Bull & Bear (Toro e Orso), che misura l’umore degli investitori: attualmente è a 7,3 punti, molto vicino alla zona di euforia quando scatta la raccomandazione di vendere. «Questa concentrazione dei guadagni sui big dell’high-tech non è normale – commenta Anthony Mirhaydari, fondatore della newsletter finanziaria Edge —. Ma per essere equi, bisogna ammettere che parte di questo entusiasmo è giustificata. La crescita dei profitti è stata solida. Ed è forte il ciclo di speranza/attesa per nuovi prodotti come l’iPhone 8 di Apple, l’auto Model 3 di Tesla e i droni di Amazon».
I numeri
Anche lo strategist di Merrill Lynch osserva che il rapporto fra il prezzo delle azioni e gli utili delle società high-tech è ancora lontano dai massimi della Bolla del 2000, quando era arrivato a 205 per le dot.com: oggi è «solo» 61. «Inoltre la crescita degli utili per azione dovrebbe essere del 16% quest’anno, un ulteriore rafforzamento che smentirebbe la tesi di un eccesso delle valutazioni», aggiunge Hartnett. Tuttavia insiste che, se continua il rally, questa estate il rischio della Bolla sarà ancor più concreto, alimentato anche dall’eccesso di liquidità che le banche centrali hanno immesso sul mercato. «Quanto più a lungo le banche centrali aspettano per stringere la politica monetaria – dice Hartnett —, tanto più alto è il rischio che le azioni tecnologiche e growth entrino in una frenesia speculativa». Anche il massimo esperto di Bolle speculative, il Nobel per l’Economia Robert Shiller, crede che i livelli attuali delle quotazioni siano molto elevati: il loro rapporto con i profitti degli ultimi dieci anni al netto dell’inflazione (Cape, cyclically adjusted price-to-earnings ratio) è 29 contro la media storica di 17. Ma Shiller non suggerisce di scappare subito da Wall Street: «Terrei qualche azione in portafoglio, perché possono ancora salire del 50%. Era successo nel 2000». Un modo di prepararsi e proteggersi da un eventuale crollo, suggerisce Merrill Lynch, è adottare una strategia diversificata su due binari: comprare ancora le migliori opportunità di crescita nel settore tecnologico, ma allo stesso tempo comprare anche titoli sottovalutati come quelli delle banche. E, perché no, un po’ di oro come bene rifugio.