il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2017
Iniezioni di inefficienza: piano vaccini, inizia il caos
C’è un lungo corridoio al centro vaccinazioni della Asl di Teramo. Vuoto. Un paio di anziani seduti, una famiglia con due bambini e una signora. “Sono venuta solo per chiedere un’informazione”, dice. Il viaggio nell’Italia dei mille vaccini obbligatori, delle liste d’attesa, delle multe, delle potestà genitoriali a rischio inizia qui, dove il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato il testo di legge sulle vaccinazioni. Approvato la settimana scorsa, lunedì sarà in Parlamento e prevede 12 vaccini obbligatori per l’iscrizione a scuola. Basteranno, però, anche la prenotazione all’Asl o un’autocertificazione (con scadenza a marzo 2018). “La mia impressione è che sia il silenzio che precede la tempesta – spiega il direttore generale della Asl, Roberto Fagnano –, credo che la gente abbia rimandato il problema, un po’ perché non c’è ancora stata tutta l’informazione necessaria, un po’ perché è tipico degli italiani prendere tempo”. Nei prossimi mesi “si scatenerà la guerra, ma ci stiamo attrezzando per le forniture”, spiega il dg. E le liste d’attesa? “Non ci fanno paura. Adottiamo il sistema ‘vieni e fai’. Qui medici e infermieri non guardano l’orologio”.
Basta però parlare con i presìdi delle varie Regioni d’Italia per capire che, nonostante le deroghe e il tempo in più, il nuovo piano vaccinale rischia di andare in tilt, tra carenza di personale e burocrazia.
Reggio Calabria, ambulatori del dipartimento di Prevenzione dell’Asl, almeno una quarantina i bambini in attesa di essere vaccinati. Con i genitori aspettano il turno. Tra la fila in accettazione, quella per il vaccino, l’attesa obbligatoria per assicurarsi che non ci siano effetti collaterali e il ritiro del certificato, se ne va tutta la mattinata. Dal 2015 il calendario regionale comprende tutte le vaccinazioni previste dalla nuova normativa, ma a causa del piano di rientro non sono stati adeguati organici e strutture. “Abbiamo solo cinque medici e cinque infermieri – spiega il dirigente Sandro Giuffrida – l’unico impiegato amministrativo è in aspettativa”. Giuffrida ha accolto con favore il nuovo piano nazionale ma sa che la struttura non è in grado di offrire un servizio ottimale. “Questo decreto impone ai genitori di esibire un certificato di vaccinazione. L’impatto sarà devastante. Solo a Reggio, il certificato sarà richiesto per circa 35 mila bambini fino a 16 anni. Il tutto senza informatizzazione e con carenza di organico”.
A Salerno, dal 2013 al 2016, il trend vaccinale si è mantenuto costante sul 97%. Eppure sono preoccupati per l’autocertificazione. La maggior parte dei libretti sanitari è cartacea, la digitalizzazione è stata avviata da poco. “Il nostro sito web non è ancora attivo – ammette il direttore generale, Antonio Giordano – però ci stiamo lavorando”. Cosa succede se un genitore ha smarrito il libretto del figlio? Dovrà rivolgersi all’Asl. E gli scenari sono due. Il primo è la lunga coda agli sportelli dei dipartimenti di epidemiologia e prevenzione per reclamare certificati in tempi brevi. Il secondo è la ricerca dei documenti cartacei da parte dei dipendenti sanitari. Documenti archiviati in armadietti e scaffali, senza che nessuno abbia mai pensato di scannerizzarli. “Comunque – aggiunge il manager – c’è da recuperarne solo il 2,8 %”.
Bari. Michele Quarto è il direttore dell’unità operativa di Igiene del Policlinico della città. “Sarà una situazione straordinaria – spiega – i vaccini ci sono, e in abbondanza. Mancano le risorse umane. Spesso gli infermieri e il personale degli ambulatori è precario e insufficiente, chi è andato in pensione non è stato rimpiazzato”. A confermare il problema anche Domenico Lagravinese, direttore del dipartimento di prevenzione Asl della Provincia di Bari: “Nella nostra Regione nascono ogni anno circa 45 mila bambini. Da oggi dovranno essere vaccinati tutti. E non sarà semplice. Di solito si procede attraverso prenotazioni, ma talvolta si creano liste d’attesa. Con questa legge la carenza di personale potrebbe farsi sentire: gli standard definiti dalla conferenza Stato-Regioni sono fermi al 1999 e c’è un mancato turn over di circa il 15-20% del personale. Abbiamo igienisti bravi, ottimi assistenti sanitari e infermieri, ma non ce li assumono”. A Brindisi già sono in affanno: “Abbiamo un sovraccarico per le vaccinazioni contro la meningite – spiega Giuseppe Pasqualone, direttore generale dell’Asl di Brindisi – per questo assumeremo 7-8 persone in più, ci sarà qualche trasferimento e stiamo attrezzando tre nuovi ambulatori”.
I costi. Ma quanto costerà il nuovo piano vaccinale? A Torino – spiega Roberto Testi, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl – si prevedono 28 mila passaggi in più all’anno, cioè 28 mila punture. Tanto che la direzione generale dell’Asl To 1 ha già previsto l’aumento degli infermieri. “In Piemonte – fa sapere l’assessorato della sanità – sono almeno 22.850 i bambini e i ragazzi da vaccinare, per un totale di 264 mila sedute e un costo di oltre 7 milioni di euro”. Aumenta la spesa anche in Friuli-Venezia Giulia. Qui, oltre ai 350 mila euro che verranno spesi per il richiamo delle 7 mila persone coinvolte nello scandalo delle finte iniezioni per cui è indagata l’assistente sanitaria Emanuela Petrillo (20 mila dosi da risomministrare), con il decreto si investiranno risorse per il personale e i vaccini per 13 milioni di euro. È l’assessore regionale alla salute Maria Sandra Telesca a indicare come la spesa annuale sia passata da circa 7 a 10 milioni negli ultimi mesi, con previsione di arrivare a 13 milioni, che comprendono 350 mila euro per gli incentivi al personale per il lavoro in più che dovranno svolgere. E anche le scuole della regione si stanno preparando: “Al momento – dice il dirigente di un istituto comprensivo di Udine – siamo in attesa di una raccomandazione nazionale su come muoverci a formare il personale”.
Le scuole. Giorgio Rembado è il presidente dell’Anp, l’associazione Nazionale dei Presidi: “È molto grave: ogni volta che si aggiunge un nuovo compito per le scuole – dice – non si aggiungono risorse in termini di competenze e professionalità. Si spera che i dirigenti se la cavino, ma non ne possono più”. Un diluvio di responsabilità che distrae dai compiti dell’istituto. “Non è questo il compito delle scuole – dice Rembado –, una vigilanza di questo tipo richiede un numero di ore in più che il personale dovrà impiegare”. I controlli al momento dell’iscrizione, durante l’anno, i dossier aperti in attesa della conferma dell’autocertificazione, la comunicazione con le Asl, quella con i genitori. “Cambierà anche la gestione scolastica: nella composizione delle classi bisognerà stare attenti a rispettare le indicazioni, assicurarsi che i non vaccinati vadano in classi di bambini vaccinati, gestire le quote, mediare con genitori. Non so quanto questo compito potrà essere sostenibile. Si continua a parlare di semplificazione amministrativa, ma ogni decreto porta a una complicazione normativa. E in caso di episodi di contagio, la responsabilità ricadrà sulla scuola”.
Treviso. Qui, dove un paio di mesi fa è stato radiato dall’Ordine dei medici il dottor Roberto Gava, accusato di aver predicato contro la vaccinazione indiscriminata, ci spiegano come potrebbe essere tutto più semplice: “Potremmo individuare, nella popolazione scolastica, tutti i non vaccinati ed evitare adempimenti per genitori e famiglie – spiegano dall’Usl –. Basta che le scuole ci inviino gli elenchi degli iscritti e noi possiamo verificare la situazione vaccinale di ognuno, individuando gli alunni o gli allievi che non hanno effettuato tutte le somministrazioni richieste”. Tutto grazie al SIAVR, ovvero Sistema Informatico Anagrafe Vaccinale Regionale, che mette in rete i dati aggiornati quotidianamente, scorporando i bambini trasferiti all’estero, gli stranieri rientrati nei paesi d’origine, i nomadi, i senza fissa dimora e chi non è rintracciabile. In questo modo si potrebbe anche evitare l’autocertificazione. “Dagli elenchi – spiegano – si potrebbero togliere quelli che hanno ottemperato. Agli altri si potrebbero spedire degli avvisi sugli adempimenti da fare. E poi organizzare la vaccinazione un po’ alla volta”.
A Bolzano, la mappa nazionale delle coperture vaccinali ha sempre inchiodato la provincia sulle posizione più basse, nonostante sia una delle più virtuose per il welfare e le cure mediche. Da qualche giorno, poi, ci si è messo anche il consiglio provinciale: è stata approvata all’unanimità una proposta del partito di destra tedesca locale Buergerunion (Unione dei cittadini sudtirolesi) contro multe e sospensioni da scuola a carico di chi non si vaccinerà. Un voto politicamente molto significativo ma non direttamente “vincolante” che però ha amalgamato la Svp (il grande partito di raccolta sudtirolese, sempre in sintonia con il Pd renziano), i partitini di destra e persino i Verdi locali. “Non si tratta se vaccinare o no – ha detto una consigliera dei Verdi, Brigitte Foppa – Si tratta di libertà di scelta. Ricordo che il vaccino obbligatorio per l’epatite B fu introdotto per volontà del ministro De Lorenzo, poi condannato per Tangentopoli, e questo dimostra il background di certe scelte politiche”. Ora, si passa alla fase propedeutica delle vaccinazioni, in un clima non sereno. I responsabili scolastici sono scettici su tempi e modi, multe e sospensioni scolastiche. Lontano dai microfoni, fanno capire che le famiglie dei bambini italiani diranno in maggioranza sì a tutte le vaccinazioni. Mentre le famiglie tedesche, in buona parte residenti in zone rurali, potrebbero rifiutare.
In Valle d’Aosta nascono circa mille bambini all’anno. “I dati mostrano che dal 2014 – spiega Mauro Ruffier, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Assessorato alla Sanità – non ci sono casi di morbillo e rosolia”. Eppure, rispetto alla percentuale di copertura richiesta dal ministero (95%) a fine 2016 si era al 91,3% per l’antitetanica, seguita da antipolio (90,8%), anti-epatite B e antidifterica. Morbillo, parotite e rosolia si fermano addirittura all’83%. “Ci stiamo preparando – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Bertschy –, deve prevalere il ruolo di garanzia della salute individuale e collettiva, ma non si può dimenticare il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali di ogni individuo. I nostri operatori saranno a disposizione per informazioni e chiarimenti”. Resistono i timori. L’associazione Genitori per la Libera Scelta ha registrato più di 250 adesioni in pochi giorni. “I vaccini sono farmaci – spiega Elisa Bortot, componente del gruppo –. Occorrono delle precauzioni come i test pre-vaccinali. Chi li fa? Quando?”. E intanto il Codacons annuncia ricorsi al Tar.
Taranto,patria dell’Ilva. Qui la salute è un tema serissimo. “Nella provincia, le percentuali sono particolarmente alte – dice Michele Conversano, responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione dell’Asl ionica – anche se non siamo a quota 95% di copertura, siamo già ben oltre 90”. L’Asl ionica si è portata avanti: da tempo, l’azienda sanitaria lavora con un sistema informativo e spesso le vaccinazioni per i più grandi vengono fatte nelle scuole. “Per i più piccoli – spiega Conversano – andiamo nelle scuole, parliamo con i genitori e gli insegnanti, chiariamo i loro dubbi e li invitiamo nei i nostri ambulatori”.
E sulla nuova legge? “Va bene – dice Conversano – ma non dobbiamo pensare di avere dei ‘soldatini’ che vengono a vaccinarsi: è necessario potenziare il sistema di diffusione delle informazioni. prima di tutto è importante che tutti capiscano”.