la Repubblica, 12 giugno 2017
Salone di Torino, nuova formula stesso successo
TORINO Centinaia di migliaia di visitatori per un salone dell’auto che non ha la pretesa di competere sul piano dell’appeal internazionale con Ginevra, Detroit, Shangai. Il low profile sembra essere la vera chiave del grande successo di Parcovalentino, il primo salone dell’auto all’aperto d’Italia. L’edizione che si è chiusa domenica è stata quella di maggior richiamo x il pubblico. E la storia del salone di Torino è molto istruttiva per chi in questi mesi sta riflettendo sul futuro delle grandi esposizioni dell’auto. Il segreto è quello di mettere in contatto, gratuitamente, le auto da sogno con il pubblico che si può permettere solo un’utilitaria, portare tra gli stand le famiglie e i ragazzi e non solo gli addetti ai lavori che frequentano i grandi saloni internazionali.
L’idea è venuta una decina di anni fa ad Andrea Levy, un pubblicitario con la passione dell’automobile. All’inizio doveva essere un gran premio di auto storiche sul circuito del parco torinese del Valentino, dove effettivamente la formula uno è stata di scena per vent’anni, dal 1935 al 1955. Solo successivamente quell’idea originaria si è trasformata nel progetto di un grande salone dell’auto all’aperto nel parco cittadino della capitale italiana dell’automobile. Progetto rischioso perché dal 2000 in poi, da quando l’Italia ha perso il suo salone dell’auto, chiunque si azzardasse a proporre la rinascita della kermesse torinese (i politici locali lo hanno fatto spesso) veniva guardato con sospetto e diffidenza.
La prima edizione, quella del 2008, è stata soprattutto una parata di auto di lusso e d’epoca. La location, nel verde dei viali lungo il Po, è certamente suggestiva, ma all’epoca la scena ricordava più i concorsi di eleganza che i saloni internazionali. Con il passare degli anni il Salone di Torino ha saputo trasformarsi facendosi forza dei difetti delle grandi kermesse internazionali al coperto. Dove i costi per gli espositori stanno diventando esorbitanti, come dimostrano le defezioni annunciate al prossimo appuntamento di Francoforte. Anche per il pubblico dei non addetti ai lavori il prezzo del biglietto comincia ad essere un problema. Così un salone gratuito, all’aperto, per famiglie, ha aumentato nel tempo il suo appeal. Non solo per il pubblico ma anche per le case. Che sempre più portano negli stand sotto gli ippocastani i loro ultimi modelli, che siano supercar o citycar. La Ferrari e l’utilitaria si svelano cosi al grande pubblico: «Difficilmente, almeno per ora, vedrete nei nostri stand delle prime mondiali», ammettono gli organizzatori. Ma aggiungono: «Per il pubblico dei non addetti ai lavori, che non va a Ginevra o a Parigi, c’è la possibilità di vedere per la prima volta dal vivo novità che non sono ancora arrivate nei saloni dei concessionari italiani». A questo si aggiunge la dimensione della festa. Domenica un corteo di auto di tutti i tipi, dalle supercar, ai pezzi da collezione, agli ultimi modelli proposti sul mercato, ha percorso i venti chilometri che congiungono il centro di Torino con la palazzina di caccia di Stupinigi. Una specie di “Car Pride” colorato per tutti gli amanti delle quattro ruote.