Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 11 Domenica calendario

«Basta fesserie, ora priorità all’economia». Boccia bacchetta la politica - «Benissimo l’intervento sul cuneo, speriamo sia rilevante»

Il paese «sta invertendo la rotta ma vive ancora una fase delicata». È il momento di fare «un’operazione verità, smetterla con i titoli per captare il consenso e realizzare un piano a medio termine per il paese». Vincenzo Boccia incalza la politica e il governo: «In questi mesi si è sentito parlare solo di riforma elettorale e della data delle elezioni, non di politica economica». Si è «pensato alle alleanze per vincere rinnegando una stagione riformista che sta dando risultati». La riprova è l’annuncio dal vice ministro dell’Economia, Enrico Morando: legge di bilancio non lacrime e sangue e la possibile riduzione del cuneo fiscale per i giovani. «Benissimo, una buona notizia – ha commentato il presidente di Confindustria – è la proposta che abbiamo lanciato in assemblea, riduzione del cuneo per tre anni per i giovani. Speriamo sia massiva e rilevante».
Se ciò è possibile, è grazie a quell’«intervento organico di politica economica» che Confindustria ha contribuito a realizzare: «Abbiamo fatto una serie di proposte, siamo riusciti ad avere una politica economica che agisca sui fattori e quindi Industria 4.0». Con questi strumenti «selettivi» c’è stata una «reazione del mondo industriale con più investimenti privati, più competitività, più export, un incremento del pil, grazie al quale Padoan ha avuto uno sconto sulla manovrina».
Ora invece «l’azione riformatrice sta molto rallentando». Boccia non ci sta e bacchetta: «Invio un pizzino telematico al presidente Gentiloni e ai suoi ministri: agisci come se fosse il tuo ultimo giorno, pensa come se fossi immortale e farai grande il paese», ha detto, chiudendo l’ultima giornata del convegno dei Giovani imprenditori a Rapallo. Le elezioni in autunno sembrano tramontate: «Utilizziamo questo tempo per fare scelte di politica economica rilevanti», ha sollecitato Boccia, biasimando le alleanze tra partiti «per vincere prescindendo dai programmi e della politica economica. Da quello che abbiamo visto comunque sarebbe andata sarebbe stato un successo tra reddito di cittadinanza, flat tax e meno Irpef per tutti. Saremmo stati alla ricreazione». E ancora: «Dobbiamo capire che tipo di alleanze si fanno. Come si fanno a sinistra con chi vuole smontare il Jobs act e le misure che hanno fatto salire pil e occupazione? E a destra con chi vuole uscire dall’Europa?». Da qui, la provocazione: «Non bisogna mettere una tassa sull’intelligenza artificiale ma una tassa sulle fesserie con cui avremmo risolto da tempo ogni problema di debito pubblico. Chi dice fesserie e poi si candida ragionando per titoli e rovinando il paese è un lusso che non ci possiamo permettere. Prima di entrare in politica si dovrebbe fare un corso di macroeconomia». E poi la battuta: «Qualcuno ha chiesto dall’esterno le mie dimissioni: me ne preoccuperò quando lo chiederete voi», ha detto tra gli applausi.
C’è sul tavolo il taglio del cuneo fiscale per i giovani: per il presidente di Confindustria «sbaglia chi dice abbiamo pensato alle imprese ora pensiamo alle famiglie. I giovani sono figli delle famiglie non delle imprese. La fabbrica non è antitetica alla famiglia». E a chi sostiene che «le imprese non votano», la risposta è che «nelle imprese ci sono lavoratori e giovani e votano», ha scandito tra gli applausi, ricordando che «le aziende sono un fondamentale dell’economia» e annunciando che il 4 luglio riprenderà il confronto con il sindacato sul Patto per la fabbrica, per rilanciare nuove relazioni industriali.
Il timore di Boccia è che «siamo all’inizio di una società neo corporativa e neo consociativa», come ha detto ieri, ricordando la vocazione maggioritaria di Confindustria. Servono interventi incisivi su debito, deficit e crescita. «Non abbiamo obiettato quando si è trattato di approvare la manovrina. Ma non possiamo stare in silenzio quando vediamo tanta fatica a portare a termine provvedimenti necessari per la competitività sacrificati sull’altare dell’incertezza politica e per i vati incrociati», ha incalzato Boccia. «Abbiamo bisogno di un governo che affronti misure urgenti per le imprese»: la riduzione del costo dell’energia per le aziende più esposte alla concorrenza, che potrebbe portare benefici per 1,5 miliardi; il prolungamento del termine delle misure di Industria 4.0; la semplificazione delle regole sulle opere pubbliche. E infine Boccia ha rimproverato a Gentiloni di non aver colto l’occasione del provvedimento del consiglio dei ministri di venerdì sulle misure urgenti per il Sud per inserire anche questi temi.
Parlando di questione industriale, è emersa anche la questione Ilva: «Deve essere gestita in termini privatistici, deve generare utili. Se vogliamo che il lavoro diventi una rendita di posizione facciamo un errore».