Corriere della Sera, 12 giugno 2017
La chiusura di «Frontiere dello spirito», vero gioiello culturale
Dopo 27 anni, ha chiuso i battenti Frontiere dello spirito, l’appuntamento domenicale del card. Gianfranco Ravasi, a cura di Maria Cecilia Sangiorgi. Chiuso per sempre? Sì, e contro l’insensatezza c’è poco da fare. Frontiere dello spirito è stato, a basso costo, l’unico vero programma culturale di Canale 5. Tempo addietro, abbiamo persino sospettato che, per sopravvivere, abbia finto in tutti questi anni di essere una trasmissione religiosa.
Lo era, ovviamente. Se gli italiani si sono avvicinati un po’ di più alla Bibbia, merito è anche di questo fondamentale appuntamento della domenica mattina. La trasmissione è stata un esempio mirabile di «tv della parola». Il fascino delle conversazioni di Ravasi consisteva proprio nel rileggere un brano, magari ascoltato in altre occasioni, ravvivandolo con un punto di vista inedito.
Ravasi faceva partecipe lo spettatore di una gioia arcana, difficile ma irrinunciabile. Una lettura «viva» della Bibbia, infatti, comporta che ogni parola trabocchi di senso ed esploda in immagini, analogie, rapporti, collegamenti. Conoscere la «parola» significa immergersi in una sorta di flusso magnetico dove le idee, le interpretazioni, le illuminazioni, gli enigmi, le sorprese, i piaceri della scoperta formano una rete di connessioni, un’esegesi continua, una ricca, ideale forma di lettura. Come può Mediaset gettare via un simile gioiello? Il congedo è stato un esempio di stile.
Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha citato il poeta Michel Quoist: «Ho pensato, Signore, a quel povero mattone interrato nel buio alla base del grande edificio. Nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro e altri hanno bisogno di lui. Signore, non conta che io sia in cima alla casa o nelle fondamenta, purché io sia fedele, al mio posto, nella tua Costruzione».
E ha detto che la sua funzione è stata quella di presentare testi che sono oltre ciò che lui poteva umanamente elaborare.