La Stampa, 12 giugno 2017
Intervista allo scrittore e sceneggiatore Michael Connelly: «Ora che il mio detective è in tv mi parlano di lui come se fosse vero»
Michael Connelly avrebbe dovuto essere un costruttore di case, come il papà. Al college, in Florida, si mise a studiare ingegneria. Ma un pomeriggio andò a vedere Il lungo addio, il film di Robert Altman basato sull’omonimo libro di Raymond Chandler. Finito il film, Connelly tornò a casa e si mise a leggere tutti i libri di Chandler e il suo leggendario detective Philip Marlowe. Un’abbuffata che gli cambiò il destino: ne uscì determinato a voler fare lo scrittore. Di libri gialli. Lo presero a fare cronaca nera per dei piccoli giornali della Florida, dove raccontò anche il boom del mercato della cocaina nella Miami degli Anni 80. Un paio d’anni e venne assunto alla cronaca del Los Angeles Times. E una volta che arriva a Los Angeles, che fa Connelly? Va a vivere nello stesso appartamento dove Chandler aveva piazzato il suo Marlowe, e dove lo stesso Altman lo aveva filmato.
Il giornalismo è stato un passaggio, ma molto importante. A partire dalla Memoria del topo, Connelly si è infatti messo a scrivere gialli spesso basati su fatti reali. Arrivano i primi premi e i suoi libri vengono tradotti in 39 lingue. Nascono i suoi memorabili e ricorrenti personaggi, tra i quali spicca Hieronymus «Harry» Bosch, detective di Los Angeles, un nome che vuole essere un omaggio all’omonimo pittore fiammingo. È un solitario Bosch, uno che non sa adattarsi a burocrazie e convenevoli. Ha sentimenti, ma li nasconde. E anche se il suo mestiere lo porta ad esplorare gli abissi del comportamento umano, lui sa sempre essere un osservatore freddo e acuto.
Oltre a Bosch, protagonista di 19 libri tra i quali ritroviamo La bionda di cemento, Il ragno e L’ombra del coyote, un altro personaggio ricorrente è Mickey Haller, fratellastro di Bosch e avvocato interpretato da Matthew McConaughey in The Lincoln Lawyer. Anche Clint Eastwood ha reso il suo omaggio a Connelly con Debito di sangue. Ma ora lo scrittore e il suo Bosch sono diventati una serie, prodotta da Amazon ed entrata alla sua terza stagione, con Titus Welliver nella parte del detective. Connelly è tornato a vivere in Florida, ma continua ad ambientare le sue storie a Los Angeles, dove mantiene una base.
Mr. Connelly, che tipo di reazioni ha dai suoi fan adesso che Bosch è diventato protagonista di una serie televisiva?
«Io sono sempre un po’ il Signor Cinismo, ma devo dire che la risposta sinora è stata molto positiva. Stiamo entrando nella terza stagione e ogni anno miglioriamo un po’. Con i primi episodi la gente si domandava se Titus era davvero quel tipo di cui avevano letto per venti e più anni. Adesso lo hanno accettato, Titus è Bosch».
Ora di Bosch ne ha due, quello della serie e quello che continua ad apparire nei libri.
«Ed è un po’ strano, perché il Bosch della serie di cui mi occupo dalle 10 alle 14 è sui 54 anni, quello dei libri di cui scrivo quando torno a casa di anni ne ha 67 ed è in pensione ma continua a risolvere casi e ad essere vitale. L’ho fatto tornare a lavorare dopo che stavamo girando un episodio nella Valle di San Fernando».
Ci racconti come è andata.
«Uno dei poliziotti locali mi ha detto: so che Harry si è ritirato, ma perché non lo fa venire da noi come volontario a trattare casi importanti? Una conversazione un po’ surreale, perché mi parlava di Harry come se esistesse per davvero. Comunque è stato grazie a questa conversazione se ho messo Harry di nuovo al lavoro. Proprio quando avevo deciso che forse era arrivato il momento di farlo uscire di scena».
Connelly, come vede il mondo dove è cresciuto professionalmente, quello del giornalismo?
«Per me è stato un passaggio fondamentale. Facendo il giornalista ho imparato come operano, e come parlano, i poliziotti e i criminali. Mi ha insegnato l’importanza dell’attenzione al dettaglio. E provo grande ammirazione per i giornalisti perché alla fine è più semplice scrivere un giallo usando la fantasia che dover produrre un certo numero di righe su dei casi reali ed entro una scadenza precisa».