La Stampa, 12 giugno 2017
Quando il genio è tuo figlio. Nasce alla Bocconi l’app che aiuta i genitori dei bambini plusdotati
Il corso di «coding», la vacanza studio per ripassare le materie scientifiche, l’abitudine di parlare in inglese in casa. In un mondo sempre più globalizzato e competitivo i genitori provano tutto ciò che il portafoglio consente per far fare esperienze stimolanti ai figli e garantire loro un futuro migliore. La disciplina ferrea – ed è un eufemismo – imposta ai giovani coreani o cinesi è ancora lontana da noi, ma il pensiero delle opportunità che si potranno offrire ai bambini attanaglia molte coppie, al punto di spingerle a valutare bene quanti pargoli mettere al mondo affinché si possa dare loro tutto il necessario per essere al passo.
La conferma arriva da una start-up che si sta sviluppando in «Speed Mi Up», l’incubatore dell’Università Bocconi di Milano. Si chiama «Feed their minds», tradotto «Nutri le loro menti», dove per «loro» si intendono i bambini plusdotati, cioè quelli che hanno un quoziente intellettivo pari o superiore a 130 – ma l’alto potenziale parte da 120 -, mentre la media si attesta sul 100.
Non è la prima iniziativa. Esiste una onlus, la Step-Net, nata nel 2011 che organizza incontri per genitori e insegnanti su come riconoscere e trattare i bambini «gifted», «con il dono». Li chiamano anche così. Ci sono stati una giornata nazionale e un libro e sono state redatte le linee-guida per una proposta di legge, segno che i genitori non si accontentano più di dire che il proprio figlio «è molto sveglio», quando potrebbe esserci molto di più. «E che va alimentato per farlo fruttare. Io sposo la corrente di pensiero che dice che i plusdotati non hanno un dono innato. Il loro potenziale deve essere coltivato perché arrivino i frutti», sostiene Roberta Renati, psicoterapeuta, responsabile del centro Phronesis della Fondazione Eris di Milano e partner di Step-Net.
Conducono un progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo e con la direzione di Steven Pfeiffer, tra i massimi esperti mondiali, su nove scuole milanesi. Gli insegnanti segnalano i bambini che potrebbero essere plusdotati, i quali vengono sottoposti al test di Wechsler. Da qui arriveranno le prime stime di quanti sono i «gifted» in Italia. La letteratura scientifica parla del 5% della popolazione, un bambino per classe. E c’è chi mostra il suo talento straordinario già a due anni.
«Purtroppo per loro, in Italia, non c’è un riconoscimento, nel senso che spesso gli insegnanti non sanno cos’è la plusdotazione. Non ci sono formazione e protocolli, nonostante una raccomandazione europea che sottolinea di occuparsi dei “gifted children”», spiega Viviana Castelli, presidente di Step-Net e mamma di due ragazzi plusdotati. All’estero, invece, è un’altra storia. Dal Nord Europa all’Asia e agli Usa è un fiorire di scuole dedicate a questi allievi speciali. Ora la piattaforma connetterà educatori, famiglie e ragazzi e offrirà anche un test.
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Tutti gli indizi per scoprire il talento in erba
«I bambini plusdotati sono più complessi degli altri», dice Roberta Renati, psicologa e psicoterapeuta, che segue da vicino bambini gifted. «È una complessità – spiega – che deriva dai loro interessi, dalla sensibilità e dalla loro frustrazione per non riuscire a fare quello che vorrebbero, perché a volte sono molto piccoli e ci non riescono fisicamente». E che si può intravedere da questi 10 indizi, i più comuni, indicati dall’esperta.
1. Sono precoci e autodidatti
Imparano a leggere da soli, ben prima dei sei anni e sanno far di conto con numeri molto grandi. «Le prestazioni scolastiche sbalorditive sono il primo segno di un potenziale maggiore, ma il confronto va sempre fatto con bambini della stessa età e con medesime opportunità ed esperienze. Tuttavia la plusdotazione può emergere in ogni contesto sociale».
2.Hanno una memoria di ferro
Sono i tipici alunni a cui basta stare attenti in classe e dare una lettura veloce a casa per sapere tutto. «Man mano che si va avanti, però, i concetti da ricordare diventano sempre più difficili. La tattica non è più sufficiente e i ragazzi finiscono per sentirsi a disagio. È importante sottolineare che studio e perseveranza sono necessari per ottenere risultati».
3. Il loro pensiero è articolato
Usano linguaggio forbito, da grandi. Oggi capita spesso, è vero. «I gifted, però, riescono a fare collegamenti e riflessioni. Alcuni di loro sono, per esempio, preoccupati per il benessere del Pianeta e ne parlano citando ciò che hanno letto».
4. Sono curiosi
È un tratto molto diffuso che può assumere contorni diversi a seconda del bambino e del contesto in cui è cresciuto. «C’è chi predilige le materie scientifiche e chi l’ambito umanistico o ancora l’arte e pure lo sport».
5. Hanno molta immaginazione e intuito
Tra le prove a cui sono sottoposti i bambini per valutare la plusdotazione, ce n’è una in cui viene dato loro del materiale semplice. «Come un bicchiere di plastica e uno spago, con cui i più piccoli hanno creato un telefono. Ci sono ragazzi anche che hanno smontato pezzi dell’impianto elettrico di casa, poi modificato e rifatto funzionare».
6. Mantengono costante l’attenzione
A due anni restano per ore a guardare un libro o giocare ai Lego. Incredibile? Non per i gifted. «Dato che hanno un pensiero complesso, mentre osservano, riflettono, creano connessioni. Alcuni riescono a fare costruzioni con i mattonicini più piccoli da soli o senza seguire le istruzioni».
7. Hanno sempre bisogno di molti stimoli
Essere genitori non è mai una passeggiata ed esserlo di bambini plusdotati non facilita le cose. «È una richiesta continua: vogliono sempre fare qualcosa di nuovo, approfondire quello che hanno letto, fanno mille domande anche su temi inusuali per i bambini come l’ecologia o la politica e a scuola spesso si annoiano a ripetere sempre gli stessi concetti».
8. Talvolta tendono a isolarsi
Avere interessi così particolari, a volte, porta i plusdotati a sentirsi soli. «Vogliono fare soltanto ciò che gli piace, ma i genitori dovrebbero spingerli a lasciarsi coinvolgere anche in attività più semplici che facilitano l’inclusione».
9. Hanno l’ansia da prestazione
Sono perfezionisti. Sentirsi incerti su uno degli argomenti su cui saranno interrogati li fa andare in tilt. «Sono anche soggetti che rischiano poco. Si muovono solo su terreni ben conosciuti per paura di disattendere le aspettative proprie e degli altri».
10. Vivono con un grande senso di giustizia
Se vedono che un compagno è in difficoltà intervengono e non capiscono perché qualcuno vive in povertà estrema. «In questo i ragazzi arrivano a mettersi al livello degli adulti, il che può rendere difficile per un insegnante o un genitore gestirli».