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 2017  giugno 12 Lunedì calendario

La verità sull’aria condizionata: ci fa male solo se la usiamo male

La legge parla chiaro. In ufficio in media devono esserci non meno di 26 gradi: a dirlo un decreto del Presidente della Repubblica di quattro anni fa. Tolleranza massima: due gradi in meno. La temperatura del luogo di lavoro è tra i principali motivi di litigi con i colleghi, soprattutto d’estate. Secondo un’indagine promossa da Found!, infatti, il 68% dei 2.500 lavoratori intervistati mette al primo posto l’aria condizionata come ragione degli screzi con il vicino di scrivania. La scarsa sopportazione dell’aria fredda diminuisce la produttività generale dei dipendenti (per il 34% degli intervistati), crea tensioni tra colleghi (28%) e fa perdere perdere del tempo (21%). 
Se la vostra postazione di lavoro è diventata un inferno, sia per il caldo, che per il freddo, non è solo questione di umore: si rischia la salute. L’aria condizionata fa male? Non in assoluto, concordano gli esperti. Come spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi, infatti, senza «i soggetti più fragili potrebbero incorrere in disidratazione o fenomeni come il colpo di calore». Secondo l’esperto la temperatura interna del locale non deve essere mai inferiore di sei gradi al massimo di quella esterna, ma anche l’umidità fa la sua parte: condiziona il «benessere termico», come anche la ventilazione. 
REGOLA NUMERO UNO 
«Buonsenso»: questa dovrebbe essere la «regola che guida quando si accende l’aria condizionata: soprattutto sono da evitare gli sbalzi termici, perché facilitano una riduzione delle difese immunitarie». È lo sbalzo dal caldo al freddo eccessivo e viceversa, infatti, che rende possibili congestioni e raffreddori, oltre che «artrosi e sintomatologie dolorose». Così come in auto sarebbe bene spegnere l’aria condizionata e aprire i finestrini prima di fermarsi, per far salire la temperatura in modo progressivo, anche nel corso della giornata converrebbe raffreddare gradualmente l’ufficio. Se l’aria condizionata manca, in ufficio come a casa, Pregliasco non consiglia il ventilatore, anzi: «Raffredda sì il corpo, ma non in modo omogeneo», spiega. Meglio «le pale a soffitto, che un ventilatore frontale». Il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro dispone che gli impianti devono funzionare «in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d’aria fastidiosa». 
Che fare, quindi, se il collega o il capo caloroso proprio non ci sente e rischiate di rimetterci la salute per colpa di temperature polari? «Il dipendente», spiega Gaetano Settimo, del Reparto igiene dell’aria dell’Istituto superiore della sanità, «può rivolgersi al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (il cosiddetto Rls, che deve esser garantito in ogni luogo di lavoro, ndr), che a sua volta comunicherà al Responsabile del servizio di prevenzione e protezione il caso». Niente da fare? Il problema è che la vostra scrivania sta proprio sotto la bocchetta d’aria fredda? «Il dipendente si può poi rivolgere al medico competente, che se riscontra situazioni di stress e incompatibilità causate dall’impianto di climatizzazione cercherà di trovare una situazione di compromesso con il datore di lavoro». In ultima ratio, potrebbe persino intervenire l’Asl, che potrebbe imputare all’azienda il mancato adempimento delle leggi in materia di salute e sicurezza e applicare una sanzione. 
C’è però un aspetto della salute sottovalutato, ma non meno importante, legato agli impianti di condizionamento: la legge specifica che gli impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione. Libero ha contattato diverse aziende sul territorio nazionale che si occupano di manutenzione delle macchine. 
LA MANUTENZIONE 
A casa propria, in teoria, ognuno potrebbe pulire i filtri con metodi fai-da-te, ci spiegano. Il problema sono però le macchine esterne, il radiatore, e le tubature. E gli esperti dicono che l’operazione sarebbe da compiere ogni anno. 
Raccontano anche che nelle tubature si trovano davanti a strati di sporco e muffe davvero pericolose. Dove si possono annidare pericoli non da poco per la salute. Meglio pulire gli impianti, che venire infettati ad esempio dalla legionella: l’Organizzazione mondiale della sanità scrive che il batterio «legionella pneumophilia» è stato per la prima volta identificato nel 1977, a seguito della morte di trenta persone (ex legionari, appunto) su circa trecento infettate da una drammatica epidemia di polmonite dovuta proprio all’impianto di condizionamento di un centro congressi. Dipende dalle dimensioni dell’ufficio e dal tipo di condizionatore, ma basterebbero circa 100 euro all’anno per pulire gli impianti in profondità. Occorrono prodotti adeguati, che non corrodano la batteria della macchina. E pulire il radiatore fa del bene anche ai consumi: se non è sporco, consuma meno. Ci sono aziende poche che sanificano anche le tubature, ad esempio con nebulizzatori di perossido di idrogeno, che non lasciano residui fissi. 
Occhio infine, al ricircolo dell’aria: se è vero che tenere la finestra aperta quando l’aria condizionata accesa è inutile e anzi dannoso per i consumi, è bene areare l’ambiente «almeno una volta al giorno: basta aprire la finestra per 5 minuti nel corso della giornata», spiega ancora Settimo, «per far sì che si attenuino i rischi derivanti dall’inquinamento dell’aria interna agli edifici: materiali da costruzione, vernici, solventi e colle rilasciano nell’atmosfera particelle chimiche dannose per la salute».