Il Messaggero, 12 giugno 2017
Intervista a Rita Monaldi e Francesco Sorti. «Noi, i fantasmi di Malaparte»
Sullo Strega aleggia un fantasma. Quello di Curzio Malaparte, protagonista di un libro in lizza per il massimo riconoscimento letterario italiano e oggetto di una raccolta di firme affinché si riconosca all’autore di La pelle un apposito Premio ad honorem. Un autore che fa discutere. Secondo Franco Cardini, che ha candidato il romanzo assieme a Lucio Villari, pesano «i trascorsi fascisti», ma anche il fatto di essere uno scrittore «sempre sopra le righe e sull’orlo della provocazione». Lo stesso romanzo Malaparte. Morte come me trova nella sua corsa allo Strega un oggettivo handicap: i suoi autori, Monaldi & Sorti, che all’estero sono venerati come i nuovi Ken Follett (vantano traduzioni in 26 lingue e due milioni di copie vendute in 60 Paesi), dopo l’ostracismo in Italia per Imprimatur, trovano l’inedito paradosso di un direttore editoriale, quello di Baldini & Castoldi, che dopo avere portato i due suoi autori allo Strega si è candidato contro di loro. E non si tratta di un dirigente qualsiasi, ma di Alberto Rollo, storico editor di Feltrinelli, in lizza con la sua autobiografia Un’educazione milanese. Pubblicato con un’altra casa editrice, Manni. Non solo. A molti degli oltre seicento amici della domenica chiamati a decidere la cinquina dei finalisti mercoledì prossimo, non è ancora arrivato il libro. Questo perché il pacco dei volumi candidati – inviato a cura di IBS – è arrivato in ritardo a diversi giurati. Molti grandi gruppi avevano già inviato i libri anche per conto loro.
Rita Monaldi e Francesco Sorti, si direbbe proprio un bel pasticcio. È vero che non volete più ripetere l’esperienza?
«Nessuna polemica, anzi, dopo 13 anni di assenza dalle librerie italiane, siamo onorati di essere già tra i finalisti allo Strega. E siamo contenti di essere in gara quest’anno perché ci tenevamo molto a far tornare in gara Curzio Malaparte, che è io narrante e vero autore metafisico del nostro romanzo, e che secondo noi dovrebbe conquistare non un solo posto in cinquina, ma tutti e cinque. Per questo motivo questa sarà l’unica volta per noi allo Strega; siamo presenti come esecutori materiali del nostro romanzo, il cui mandante è solo lui, Malaparte».
Alcuni hanno scritto che il vostro libro sembra scritto da Malaparte. Basterà per entrare in cinquina?
«Se tutti i giurati leggessero il nostro libro, probabilmente basterebbe. Ma abbiamo saputo che molti non lo hanno ancora letto e forse non lo leggeranno mai: chi perché ha ricevuto la scatola dei libri in concorso solo una settimana fa, chi perché non l’ha ancora ricevuta, chi perché ha già votato per compagni di cordata, senza leggere».
In quanti vi appoggiano?
«Tra i suoi sostenitori questo romanzo conta non solo gli storici Franco Cardini e Lucio Villari, che lo hanno presentato al Premio, ma anche la regista Liliana Cavani, autrice del film La Pelle, che con l’attrice Piera Degli Esposti e il critico Andrea Di Consoli ha partecipato alla serata tenutasi alla Casa delle Letterature per sostenere la candidatura del libro allo Strega. E soprattutto i due più famosi ex sindaci di Roma: Francesco Rutelli e Walter Veltroni. In aprile Veltroni aveva lanciato il libro a casa della stilista Anna Fendi con un discorso entusiastico di mezz’ora, mentre Rutelli ha aderito alla petizione di 100 intellettuali (del calibro di Giordano Bruno Guerri, Giulio Ferroni e Giacomo Marramao) per un Premio Strega ad honorem al grande scrittore toscano. Infatti quest’anno cade il 60° anniversario della scomparsa di Malaparte, che che col Premio ebbe un rapporto tanto travagliato da commentare amareggiato: Io bevo Champagne, non Strega».
E tra i giurati?
«Il nostro editore, Baldini & Castoldi, non è certo tra quelli che torturano i giurati di telefonate. Ha fatto un check solo negli ultimi giorni. E tutti i giurati che hanno letto il libro – ma sembrano essere solo alcune decine sugli oltre 600 – hanno detto che lo voteranno. Meno tre, di cui due donne e un uomo: l’uomo perché è napoletano e detesta Malaparte visceralmente da quando ne La Pelle ha messo a nudo la Napoli dell’immediato dopoguerra. A lui rispondiamo con le parole di Curzio: Se non volete che gli scrittori scrivano quello che fate, non fatelo. Delle due signore, invece, una ha detto che il nostro è il romanzo migliore ma lei per motivi personali deve votare per altri... L’altra infine, perché trova il libro bello, ma ha dentro troppa mondanità. La signora stessa è molto mondana: forse proprio per questo, non si è accorta o non ha gradito con quanto vetriolo il nostro Malaparte narra le feste del jet set caprese.»
E il caso Rollo? Si è difeso dicendo: «Siamo tutti una grande famiglia...»
«Un giornale ha scritto che è una palese falla nel regolamento dello Strega. Gli abbiamo chiesto di non candidarsi, ma invano. È stato comunque molto carino e qualche giorno fa ha scritto ai giurati una lettera chiedendo di votare per il nostro libro: peccato che uno di essi abbia frainteso la lettera e abbia capito che chiedeva il voto per sé...»
Prima coppia di autori nella storia dello Strega, festeggerete 20 anni di matrimonio proprio la sera della cinquina finalista a casa Bellonci.
«Certo, comunque vada avremo qualcosa da festeggiare».
Anche voi, come Malaparte, dopo questa edizione berrete solo Champagne e non Strega?
«No, anzi, il Premio Strega è bene o male uno dei cardini della cultura italiana e va salvaguardato: per questo abbiamo organizzato una sorta di cerimonia di riconciliazione tra Malaparte e il Premio Strega. Abbiamo fatto realizzare il drink Strega Come Me».
E di cosa si tratta?
«Uno strepitoso mix di champagne e Strega con granella di arancia amara come sapeva essere amaro Malaparte e una foglia di alloro flambé e poi subito immersa nel drink, che così comincia a fumare, in ricordo del carattere narciso e fumantino di Malaparte. Magari il 14 ne porteremo una bottiglia a casa Bellonci che offriremo ai candidati uscenti per consolazione...»
Pronostico per la cinquina?
«Basandoci sulle classiche meccaniche Strega, diremmo i tre libri dei grandi gruppi editoriali, Ciabatti Cognetti e Nucci, e poi i due addetti ai lavori dell’editoria italiana: il vicedirettore de La7 Marco Ferrante e la grande icona del mondo editoriale da 25 anni in qua, Alberto Rollo».
Pensate che i 220 nuovi giurati cambieranno qualcosa?
«Se sono accademici e intellettuali, sì; se invece è gente dell’editoria come ad esempio editor e traduttori, baderà a non guastarsi i rapporti con i grandi gruppi».