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 2017  giugno 11 Domenica calendario

La camomilla è digitale

Il vecchio Prometeo rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini. Il nuovo Prometeo, la tecnologia digitale, fa il contrario: spegne la luce e ci rimbocca le coperte. Perché a sbocciare più dei fiori di camomilla oggi sono i marchingegni per favorire, misurare e migliorare il riposo notturno. Proprio quest’anno, per la prima volta, il Consumer Electronics Show di Las Vegas, massima fiera tecnologica mondiale, ha dedicato un’intera sezione alla novella sleep tech. Un giro d’affari globale che entro il 2020 toccherà ottanta miliardi di dollari, facendo sognare gli investitori ancor più dei consumatori. A rubare la scena a Las Vegas sono stati i “letti intelligenti”, come lo “Smart Bed 360” di Sleep Number, che tracciano movimenti e rumori di chi dorme e si adattano in tempo reale, per esempio cambiano inclinazione per aiutare chi russa a respirare meglio. E poi le nuove varianti di braccialetti e smartwatch che riconoscono le varie fasi del sonno a seconda di quanto ci spostiamo nel letto, permettendoci di capire se la sveglia ci coglie nel momento migliore: la fase di sonno leggero. Ancora più di frontiera i gadget per chi fatica ad assopirsi: è il caso di “Dreem”, fascia che capta l’attività del cervello con un sensore da elettroencefalogramma e, al momento giusto, induce il sonno emettendo “rumore rosa” a bassa frequenza. O aggeggi dal retrogusto pavloviano come “Thim”, anello che ci condiziona ad addormentarci di colpo, e a dormire più a lungo, dopo un’oretta iniziale di blanda tortura: continui microsonni e risvegli causati da un suono che scatta ogni tre minuti.
Tutte cose che fanno apparire antidiluviano il tasto “snooze” delle nostre sveglie: ma funzioneranno? «In realtà la precisione di questi gadget, per ora, è opinabile. Lo vediamo comparando i dati ottenuti dagli sleep tracker commerciali con quelli usati per i veri test medici» spiega Jordan Stern, medico del sonno. «Però cuscini intelligenti, app e tracker hanno un’importante funzione psicologica: ci sensibilizzano. Ci trasformano in quel tipo di persona attenta alla qualità del suo sonno». E magari ci aiutano a scoprire che soffriamo di apnea notturna. In Italia i casi sono circa due milioni, e secondo le nuove diagnosi sono circa centomila all’anno. Un problema che va oltre la salute: un recente report del think tank Rand Corporation mostra come il cattivo sonno possa far perdere fino al tre per cento del Pil. Le aziende lo sanno bene, e oggi più che l’assenteismo combattono il “presenteismo”, ovvero il recarsi al lavoro anche quando si è stanchi e quindi improduttivi. “Dormo almeno sette ore” non è ancora un punto di forza del curriculum, ma presto lo sarà. «Il sonno è il nuovo status symbol» spiega Marian Salzman, Ceo di Havas PR America e scopritrice di trend. «Così come si è orgogliosi di uno stile di vita sano, lo si è anche di mostrare che si dorme bene». Anche in ufficio, se è il caso: «Vedo un numero crescente di aziende dotarsi di “stanze del sonnellino”, dove durante la giornata lavorativa i dipendenti possono dormire per trenta, quaranta minuti. Ricordano un po’ la classica area sonno dell’asilo» commenta Salzman. «Dieci anni fa andava di moda la mezz’ora di palestra aziendale, oggi tocca al sonno. Capita sempre più spesso che le aziende regalino agli impiegati un braccialetto tracciasonno». Oppure il libro The Sleep Revolution di Arianna Huffington, che sta costruendo il suo nuovo impero economico attorno all’idea che sonno e successo nella vita siano due realtà inseparabili. Ma c’è un invisibile legame anche tra il sonno e il bisogno d’affetto: lo dimostra il successo delle coperte appesantite. Si tratta di coperte che esercitano, per via del peso, una pressione sulla pelle simile a quella dell’abbraccio altrui. Un abbraccio, in teoria, rassicurante. La più famosa, la “Gravity Blanket”, può pesare da cinque a dieci chili e ha raccolto finora su Kickstarter oltre 4,7 milioni di dollari. Un surrogato d’abbraccio, modernissima forma di coccola che potrebbe avere una radice antica, nella nostra evoluzione. O meglio, in quella della ninna nanna. Uno studio pubblicato di recente su Evolution and Human Behaviour da Max Krasnow, psicologo di Harvard, suggerisce che le dolci nenie che mamme e papà sussurrano per spingere i figli tra le braccia di Morfeo si siano evolute come forme vocali diverse da tutte le altre perché sia evidente che sono rivolte al pargolo. Così che questi capisca che, pur in assenza di contatto fisico, c’è un genitore che sta concentrando tutta la sua attenzione su di lui, e non sta semplicemente parlando con gli altri. Oggi la ninna nanna per adulti arriva via Mp3: è il caso di Drew Ackerman, autore del podcast Sleep With Me, popolarissimo negli Stati Uniti con oltre 1,3 milioni di download al mese. «Le mie sono storie della buonanotte per adulti» spiega Ackerman. «Lo scopo è farti scivolare via dalla mente i pensieri che ti angustiano». Compito che richiede un difficile equilibrio: «Narro storie abbastanza interessanti da distrarti, ma non così avvincenti da tenerti sveglio per sentire come vanno a finire» spiega Ackerman. «Io definisco Sleep With Me “il podcast che le pecore ascoltano quando sono stufe di contarsi da sole”. Sono come un amico che viene a leggerti qualcosa di notte, e che inizia a divagare partendo per la tangente. Il vantaggio rispetto a un amico è che non mi offendo quando ti addormenti. Anzi».