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 2017  giugno 10 Sabato calendario

Il flop dello show su Nerone, platea vuota e biglietti svenduti

ROMA «Prenota il tuo posto prima che bruci per sempre». I giochi di parole si sprecano nel trailer del “Divo Nerone – Opera rock”, «il musical più infuocato della storia» che ha debuttato martedì scorso sul palcoscenico (36 metri di larghezza, 14 di altezza) allestito nell’area archeologica di Vigna Barberini, a due passi dal Colosseo. Una struttura di acciaio e legno sul Palatino, dove sono state montate le scenografie del premio Oscar Dante Ferretti uno dei nomi di richiamo di uno spettacolo che, finora, ha attirato più critiche che pubblico.
Prima serata a inviti: oltre duemila persone tra vip e addetti ai lavori in fila per due ore, caos all’ingresso, rischio annullamento per la mancanza di vie di fuga, autorizzazione concessa dalla questura solo per motivi di ordine pubblico. Seconda serata, la prima a pagamento: 500 spettatori, raccontano le cronache. Pochini, vista la capienza da 3.200 posti. Terza serata in inglese, dedicata ai turisti: a malapena 300 paganti. Ieri: 610 biglietti venduti su “TicketOne”. Per oggi, sulla mappa della platea disponibile sul sito, i posti presi sono 958. Almeno secondo i numeri reperibili con un conteggio empirico.
Perché poi ci sono le foto a raccontare un bilancio (seppure parziale, visto che le repliche sono programmate fino al 10 settembre) ancora peggiore. Ieri sera, per dire, col biglietto per la gradinata “Colosseo”, il più economico (49 euro), ci si poteva tranquillamente accomodare tra i posti della “platea Senatori”, sotto al palco, dove una poltrona costa 198 euro. E, a confermare la “maledizione” che aleggia attorno a Nerone, anche i problemi tecnici: sempre ieri, nella serata in inglese (5 repliche in lingua a settimana), lo show è partito in italiano. Luci, musica, poi lo stop con una voce che si scusa: «We apologize for the inconvenience».
La cronaca di un flop annunciato, almeno per quanto riguarda i numeri del pubblico, con i due organizzatori Cristian Casella e Jacopo Capanna che prima del debutto si schermivano così: «Se si arrivasse al 50% di biglietti venduti realizzeremmo la miglior performance di un musical a Roma. E siamo già al 30%». Insieme, i due produttori, hanno dato vita lo scorso ottobre alla Nero Divine Ventures spa che, a fronte di un capitale di 60.000 euro, ha ricevuto anche un finanziamento regionale (fondi comunitari destinati alle start up) di poco superiore al milione di euro. Sono partite anche delle interrogazioni in Regione Lazio per fare chiarezza sulla vicenda. Solo l’ultima polemica di uno show attaccato finora per l’allestimento di un palco nel mezzo dell’area archeologica, impossibile da notare, anche da lontano. «Non immaginavo fosse così grande», ha detto il soprintendente Francesco Prosperetti, ricordando poi che istruttoria e autorizzazioni sono arrivate dal Mibact. Lo stesso ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, si è difeso così: «Il palco l’ho visto solo in foto, se non andasse bene l’anno prossimo non si farà più».
A quel punto non sarà più un problema della Nero Divine Ventures che ha scommesso di far diventare l’opera rock Nerone uno spettacolo fisso (trasferendola in un teatro romano) da vendere alla Rai così che possa essere trasmesso anche all’estero. D’altra parte, i nomi di richiamo non mancano. Oltre a Ferretti, anche altri tre premi Oscar: Gabriella Pascucci ai costumi, Francesca Lo Schiavo all’arredamento, Luis Bacalov alle musiche. Il compositore premiato per “Il postino”, però, ha già preso le distanze: «Ho scritto solo una canzone, col musical non c’entro», ha spiegato a Repubblica. Non proprio il massimo per un’opera che nel trailer, tra le fiamme, viene lanciata come “Il più grande musical dai tempi di Roma imperiale”.