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 2017  giugno 11 Domenica calendario

Theresa May perde i consiglieri e resta più sola. Ma vara il patto con i nordirlandesi

Londra Adesso Theresa May è sola. La premier britannica è stata costretta ieri a disfarsi dei suoi due più fidati consiglieri, Fiona Hill e Nick Timothy: «il suo braccio destro e il suo braccio sinistro», come li ha definiti un commentatore.
Alla leader del governo era stato lanciato un ultimatum: o i due lasciavano Downing Street nel giro di 24 ore, o lei stessa sarebbe stata deposta lunedì. Theresa May non ha avuto scelta. Al loro posto ha installato Gavin Barwell, un personaggio di scarso rilievo. E un’altra casella è andata a posto con l’accordo raggiunto ieri sera con gli unionisti nordirlandesi per la formazione di una governo di minoranza.
Poco noti fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, Fiona Hill e Nick Timothy erano due Rasputin la cui importanza era difficile da sopravvalutare. Bollati come i «toxic twins», i gemelli al veleno, seguivano Theresa May fin dai suoi anni al ministero dell’Interno: lei li aveva condotti con sé a Downing Street, nominandoli congiuntamente a capo del suo staff.
Più che come consiglieri non eletti, si comportavano come vice-primi ministri, bypassando anche i più importanti membri del governo. Avevano accesso diretto e privilegiato alla premier, attorno alla quale avevano costruito un muro protettivo.
In particolare Fiona Hill, ex giornalista che presiedeva la comunicazione, era nota per gli sms di fuoco che scagliava di prima mattina contro ministri e funzionari, terrorizzandoli con la sua ira funesta. Per colpa sua si erano dimesse in successione la portavoce del governo, la capa della comunicazione e l’addetta stampa: nessuna riusciva a lavorare con lei, accusata di comportamento «rozzo, abusivo e infantile».
Timothy, col suo barbone da pope ortodosso, non era meno tracotante. Metteva in riga anche il Cancelliere dello Scacchiere e ed era stato l’autore della famigerata «dementia tax» che è probabilmente costata ai conservatori le elezioni: da lui inserita all’ultimo momento nel programma senza consultare nessuno.
Ora Theresa May è indifesa di fonte alla base e al gruppo parlamentare, dove lo choc per la sconfitta si sta trasformando in rabbia col passare delle ore. Una rabbia che al momento si è sfogata contro i «gemelli al veleno», ma che in realtà è diretta contro la premier. È stata lei, su consiglio dei due, a trasformare il voto in una specie di elezione presidenziale, chiedendo alla gente il sostegno al «team May» senza quasi nominare i conservatori. Che ora le addossano tutta la responsabilità della disfatta.
Ha suscitato stupore anche il modo in cui Theresa May ha affrontato la sconfitta. Il suo primo discorso da Downing Street è parso ignorare le dimensioni del disastro. Tanto che i deputati le hanno chiesto di tornare in tv con un video registrato in cui mostrava un minimo di contrizione.
La premier è chiaramente una leader a tempo. La lasciano dov’è perché le alternative sono peggiori: una sfida per la successione riaprirebbe le divisioni del partito sull’Europa e la Brexit, mentre il ritorno alle urne probabilmente spianerebbe la strada a una vittoria dei laburisti.
Ma nell’ombra i congiurati affilano le lame. Boris Johnson, l’attuale ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra, la ministra dell’Interno Amber Rudd e il ministro per la Brexit David Davis sarebbero stati già sondati in vista della successione. Il cambio di cavallo potrebbe avvenire tra poche settimane, magari durante la pausa estiva, e prenderebbe la forma di una incoronazione per acclamazione del nuovo leader, in modo da evitare la lacerazione di una sfida aperta. Ma resta da vedere se questo basterà a tenere i conservatori in sella.