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 2017  giugno 11 Domenica calendario

Addio a Mammì. Fu il padre della legge sulla televisione

È morto ieri Oscar Mammì, il padre della legge che sancì nel 1990 la divisione fra reti televisive pubbliche e private incarnate dal duopolio Rai-Mediaset. Nato a Roma 90 anni fa, si laurea in Economia e commercio. Da giovane impiegato di banca, Mammì si comincia a interessare con passione alla politica: sempre fedele al Partito Repubblicano Italiano, viene rieletto alla Camera dei deputati dal 1968 al 1992, e ricopre il ruolo di ministro sia negli «anni di piombo» che durante il «pentapartito». Con lo tsunami di «Mani pulite» lascia il Parlamento e si ritira definitivamente alcuni anni dopo per motivi di salute. Tra i tanti incarichi nell’esecutivo, diviene sottosegretario all’Industria e commercio nel II governo Rumor e nel governo Colombo, poi ministro per i Rapporti con il Parlamento nel I e II governo Craxi, oltre che ministro per le Poste e Telecomunicazioni nei governi Goria, De Mita e nel VI governo Andreotti. Nel 1990, tra mille polemiche, Mammì presenta la legge che riordina il settore radiotelevisivo, in forte espansione: secondo gli oppositori di quella norma, Mammì si limita a legittimare la situazione anomala preesistente, facendo un favore al futuro leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che quattro anni dopo scenderà in politica. Per protesta cinque ministri della sinistra Dc (tra cui l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) si dimettono quando il presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, su pressione del Psi mette la fiducia. Nel 2005, a 78 anni, Mammì debutta come attore nella fiction di Rai Tre «Walter e Giada. I migliori anni della nostra vita», ispirata al romanzo «I promessi sposi». «Mi sono divertito moltissimo», confida all’epoca. E gli amanti delle carte lo ricordano per un manuale sullo «scopone scientifico» edito da Mursia.