Corriere della Sera, 11 giugno 2017
Un flop che manda in crisi anche le campagne acquisti
Avremo un giorno o l’altro nel mondo del calcio un’iniezione di vera managerialità? A leggere le vicende di ieri non sembrerebbe, eppure il football è l’unica industria dell’intrattenimento globale che ha il cuore in Europa e il calcio italiano ha cominciato ad attrarre consistenti investimenti dall’estero (Cina).
Le pratiche operative però restano distanti dallo standard minimo che un business di questa portata richiederebbe. L’improvvisazione la fa da padrona, si litiga ad ogni piè sospinto, abbondano i personaggi in cerca d’autore.
Prendiamo il caso dei diritti televisivi della serie A, decisivi per i bilanci dei club che nella stragrande maggioranza dei casi incassano il 90% dei loro ricavi per questa via. La società che ne gestisce la vendita, la Infront, ha voluto anticipare l’asta per le annate 2018-2021 anche per rubare il tempo ad un’altra competizione, quella (europea) che domani assegnerà i diritti di una edizione della Champions League ancor più appetita visto che per la prima volta vedrà ben 4 squadre italiane ai nastri di partenza. In più l’intenzione dei manager di Infront era di alzare gli introiti delle precedenti stagioni sommando ai pagamenti dei broadcaster televisivi anche quelli degli operatori del mondo online. Per centrare quest’obiettivo – rispettando anche un suggerimento dell’autorità antitrust – Infront ha confezionato i pacchetti di vendita in maniera diversa e più complessa del passato, nella sostanza frazionandoli. Malauguratamente per loro – e per il calcio italiano – qualcosa è andato storto e il prodotto offerto con quelle modalità non ha incontrato il favore del mercato, ovvero i grandi compratori non si sono comportati come previsto e hanno, in pratica, fatto saltare le strategie dei venditori. Sky alla fine ha offerto per il «nuovo» pacchetto satellitare meno di quanto sperassero i banditori, Mediaset ha addirittura saltato l’asta dopo averla contestata e Vivendi-Telecom, che avrebbe dovuto con il suo ingresso animare la competizione, non si è fatta vedere. Risultato: l’asta si è rivelata un flop e si dovrà aggiornare. Addirittura a novembre-dicembre secondo le prime dichiarazioni. I venditori di Infront sperano così che a quel punto le strategie dei compratori saranno più chiare e soprattutto che Vivendi e Mediaset avranno trovato nel frattempo il modo di collaborare tra loro e di conseguenza di partecipare con costrutto all’asta. Ma da qui all’autunno inoltrato non sappiamo quali dinamiche si possano mettere in moto, la mossa di ieri infatti rischia di gettare il calcio italiano nel caos perché i club non avranno chiaro l’orizzonte dei propri ricavi a partire dalla stagione 2018-19, i grandi gruppi televisivi dovranno fare i conti con l’incertezza di un’asta procrastinata e dovranno quantomeno aggiornare le loro strategie.
Il tempo, come è noto, è fratello del denaro ed è singolare che chi voleva anticipare tutti per guadagnarne, alla fine dovrà posticipare mettendo in difficoltà tutti gli altri giocatori del tavolo e il sistema-calcio imperniato sull’asse pallone-tv.
La stessa campagna acquisti, che viene seguita con trepidazione da tutti i tifosi, già da domani potrà risentirne. I direttori sportivi alle prese con investimenti che quest’anno si presentano ancora più onerosi potrebbero subire la sindrome del braccino corto e rinviare le scelte di compravendita, favorendo oggettivamente i club stranieri che non hanno le incertezze dei nostri nella programmazione delle entrate. Inoltre nel rapporto tra i club e le banche la mancanza di ricavi certi, seppur per la stagione successiva, introduce un elemento di ulteriore rigidità in una fase in cui gli istituti di credito hanno altri grilli per la testa.