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 2017  giugno 11 Domenica calendario

Calcio, la battaglia dei diritti tv

Il pallone è sgonfio, sgonfissimo. Al punto che la partita neanche comincia: la gara per assegnare i diritti televisivi della Serie A per il triennio 2018-2021 è un flop clamoroso. Offerte al ribasso, concorrenti in ritirata – Mediaset non si presenta anticipando la decisione con una nota polemica —, proteste in busta in stile campagna elettorale (firmate dalla sconosciuta Italian Way), nervi tesi fra le grandi squadre e l’advisor Infront che per conto della Lega Serie A ha organizzato l’asta. Si aspettavano di incassare almeno un miliardo, si ritrovano con la metà e nel caos. E con tutti scontenti. Le tv sono il motore dell’economia pallonara: per avere un’idea nel campionato inglese gli accordi fra i club e le emittenti (inclusi i ricavi dall’estero) assicurano 3,9 miliardi l’anno. La Spagna viaggia a quota 1,7, anche la Germania ci ha superato (1,4).
E allora come si giustifica la débâcle italiana? «Non è il valore reale del nostro calcio – spiega il presidente della Figc Carlo Tavecchio —, a queste condizioni non diamo nulla». Si ricomincia da zero, mentre domani la Uefa darà il via all’assegnazione delle licenze della nuova Champions League (al via l’anno prossimo con 4 squadre italiane qualificate già nelle fase a gironi) drenando risorse preziose alla Serie A.
Lo stallo era nell’aria da giorni, da quando Mediaset aveva fatto ricorso all’Antitrust contro un bando «squilibrato» e che ora bolla come «inaccettabile».
Il Garante, che aveva contribuito ad approvare le linee guida dei pacchetti, non poteva accogliere l’esposto, ma la mossa di Mediaset è andata in porto lo stesso. Far saltare il banco e prendere tempo in attesa di chiarire la complicata questione Vivendi. Da Cologno smentiscono qualsiasi collaborazione con i francesi, ma la guerra con Parigi non potrà proseguire all’infinito e un punto di contatto prima o poi si troverà. I pontieri sono al lavoro. Secondo il Biscione si è voluto giocare troppo d’anticipo con un mercato non ancora pronto e con dei pacchetti non adatti alle esigenze commerciali: una situazione figlia del vuoto di potere, con la Lega commissariata per i litigi dei club sull’elezione del nuovo presidente.
E Sky? La pay tv di Murdoch sostiene di aver messo sul piatto la cifra giusta (poco meno di mezzo miliardo, inclusi i diritti opzionali «Gold & Silver»). Il problema – sottolineano – non siamo noi, ma gli altri che non hanno partecipato. Durissima la presa di posizione contro la scelta «di posticipare un nuovo bando in attesa che l’industria tv trovi un ipotetico nuovo assetto solo per contrastare la nostra azienda». Il riferimento è alle parole di Luigi De Siervo, a.d. di Infront: «A un certo punto la situazione arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom». Per sbrigliare la matassa servirà tempo, si va a «novembre-dicembre» secondo Tavecchio.
A giorni gli avvocati della Lega chiederanno all’Antitrust il via libera per modificare le offerte commerciali, magari con aggiustamenti per prodotti anziché per piattaforma. Ma è solo uno degli scenari: perché se non andasse in porto il polo Vivendi-Mediaset-Telecom, Sky resterebbe da sola a dettare le condizioni. La terza ipotesi, alla quale in pochi credono, è un canale autonomo della Lega, che poi rivenderebbe il prodotto a tv e Internet. Palla al centro, si ricomincia.