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 2017  giugno 10 Sabato calendario

La lezione di don Milani, maestro (di scuola) prima ancora che prete

A cinquant’anni dalla morte, e dalla pubblicazione del libro simbolo di un’intera generazione Lettera a una professoressa, «La Grande Storia» ha dedicato una puntata speciale a don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, a cura di Vanessa Roghi e con i commenti di Paolo Mieli (Rai3, giovedì, 21.15, ora su RaiPlay).
Chi ha vissuto gli anni delle rivolte studentesche, sa bene quale ruolo simbolico abbia giocato il libro di don Milani, con quella frase scolpita nel cuore di molti: «Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali». Com’è noto, nell’inverno del 1954 il sacerdote viene spedito in una località montana e isolata del Mugello, Barbiana, nel Comune di Vicchio: il suo «esilio» in un luogo tanto sperduto è dovuto ai suoi continui screzi con la Curia fiorentina. A Barbiana don Lorenzo intraprende il primo tentativo di scuola a tempo pieno dedicato alle classi popolari, e sperimenta la scrittura collettiva.
Convertito al cristianesimo (la sua famiglia proveniva da Trieste, la madre, Alice Weiss, era cugina di Edoardo, tra i fondatori della scuola psicoanalitica italiana, amico di Svevo, Joyce e di tanti altri intellettuali), ordinato sacerdote, don Milani era convinto che dovere della Chiesa fosse occuparsi dell’istruzione dei suoi fedeli, soprattutto dei più deboli. Maestro, dunque, prima ancora che prete. Barbiana diventerà il modello di un nuovo modo di fare scuola, un luogo dove tutti possono andare a capire e apprendere, senza barriere, senza distinzioni. Studiano l’italiano ma anche le lingue. Il motto di Barbiana, infatti, era in inglese: I care, mi importa, mi prendo cura.
A soli 44 anni, il 26 giugno 1967, don Lorenzo si spegne. Così come aveva chiesto, viene seppellito nel piccolo cimitero di Barbiana con i paramenti sacri e gli scarponi da montagna. Il 20 giugno papa Francesco andrà a Barbiana per pregare sulla sua tomba e per ricucire una ferita dolorosa.