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 2017  giugno 10 Sabato calendario

«Ho un debito con Mika». Intervista a Christian Louboutin

«Ho cominciato a disegnare sneaker da uomo pensando a Mika. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Voglio avere le tue scarpe nel mio tour”. Gli ho risposto: perché le chiedi a me, che faccio calzature da donna? “Perché ho tante amiche e vedo che quando indossano le tue scarpe diventano euforiche. Voglio provare la stessa eccitazione”. Mi ha convito. Se penso a me creo scarpe più formali, se penso al palco faccio sneaker. Così come c’è una showgirl in ogni donna c’è uno showman in ogni uomo».
Christian Louboutin designer francese, principe delle suole rosse che star e principesse hanno fatto conoscere al mondo, ha scelto il Pitti di Firenze, che apre martedì prossimo, per presentare la sneaker Aurelien che sarà protagonista di un match spettacolare in piazza Santa Maria Novella. Risponde mentre è in viaggio per l’Italia. Ai piedi, racconta, porta un paio di loafer nere «prototipo da sperimentare» con un pantalone dritto.
Perché Pitti: l’Italia è la vetrina della moda uomo?
«Non sono abituato ad andare agli eventi, ma Pitti è davvero bello, un mix di lavoro e piacere, l’occasione per incontrare gente e godersi la città».
Le sneaker sono diventate un fenomeno mondiale, quando sono «sbagliate»?
«Non le consiglio con i leggings o i pantaloni da jogging. Sono perfette con jeans e cachi. Soprattutto se non si è sicuri di avere un corpo davvero in forma e una bella cera meglio evitare il total look sportivo, sarebbe come uscire in pigiama, meglio optare per qualcosa di un po’ formale».
Lei ha sempre sostenuto che le donne debbano sacrificare la comodità al sogno, però il successo delle sneaker dimostra che non sono più disposte a soffrire...
«Non penso che ci sia una relazione diretta tra comfort e successo delle sneaker. Affascinano per il design, la tecnologia, l’innovazione, ma sarebbe triste indossare solo scarpe da ginnastica. Sono belle quando puoi sostituirle con altri modelli. Faccio un esempio: vicino al mio laboratorio, nel Primo Arrondissement, ci sono le boutique femminili e maschili. Mi diverto a osservarle: la donna prova la scarpa, si alza, cammina davanti allo specchio, si gira per vedersi anche dietro e se è soddisfatta la compra; l’uomo si guarda solo i piedi, a volte non si alza neppure. Le scarpe femminili ti conferiscono un’attitudine diversa, una percezione del corpo che va oltre la comodità».
Cos’è la sensualità?
«La prima cosa a cui la collego è la voce».
La seconda?
«Deriva dalla personalità, quello charme naturale che ti fa entrare in connessione con le altre persone».
Dobbiamo vestire per essere eleganti o per essere sexy?
«Ero in un negozio ed è entrata una signora sessantenne decisamente chic, american style. Ha puntato un paio di décolletté e ha esclamato: “Voglio diventare una bomba”. In effetti non è sexy, ho pensato: le scarpe potevano aiutarla. Le stesse pumps a un’altra donna, scoperta e voluttuosa, potrebbero invece dare un tocco raffinato. Alcune donne hanno bisogno di un po’ di sensualità, altre di un po’ di eleganza».
Ha fondato la sua azienda nel 1992. Come sono cambiate le donne?
«Sono nato nel 1964 e ho fatto le scuole a metà anni ‘70 quando in Francia le donne si dividevano tra bionde naturali e fake. Non potevano indossare make up e io lo trovavo un limite perché ero femminista essendo cresciuto con tre sorelle. Oggi la percezione della femminilità è completamente cambiata: la donna ha in mano la palla, è forte come l’uomo a volte anche fisicamente, non dipende più da nessuno».
Che cosa l’ha sorpresa nella vita?
«Quanto le persone siano pronte a criticare e a giudicare. Mi rattrista, forse perché non ho mai sentito i miei genitori giudicare o etichettare. Mi hanno insegnato ad essere me stesso e a rispettare opinioni e mentalità altrui. Detto questo resto ottimista perché lo sono di natura».
Che cosa sogna, oggi?
«Il mio sogno oggi non riguarda me. Viaggio in tutto il mondo e la violenza è diventata un linguaggio comune, ci stiamo abituando. Mi auguro che tutto questo finisca».
Scusi, perché a Milano ha aperto solo una boutique da uomo?
«Per me anche l’architettura, le città, le strade hanno un sesso. Per me Roma è donna, Milano è uomo».