Corriere della Sera, 10 giugno 2017
Hotel, ristoranti e musei. I fari storici tornano a vivere
ROMA Quindici gioielli del mare, fari ed edifici storici abbandonati torneranno a vivere: verranno trasformati in piccoli hotel e ristoranti di charme, superlusso, musei, spazi culturali e per l’intrattenimento. Imprese locali, nazionali, estere e aziende leader del settore turistico e nell’organizzazione di eventi si sono aggiudicate in concessione 15 delle 20 strutture che componevano il secondo bando promosso dal ministero della Difesa e dall’Agenzia del Demanio nell’ambito del progetto «Valore Paese – Fari».
Il successo dell’iniziativa è testimoniato dai numeri: infatti per la tutela e la riqualificazione attraverso un modello ecosostenibile di fari, conventi ed edifici storici costieri in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e soprattutto Sicilia sono stati investiti dai privati 11 milioni di euro, con una ricaduta complessiva di circa 40 milioni e 200 nuovi posti di lavoro diretti. E lo Stato incasserà oltre 420 mila euro di canoni annui, per una cifra complessiva di 8 milioni, che variano nella durata (da 17 a 50 anni).
Tra i progetti più a lungo termine quello per il Faro Spignon a Venezia: diventerà un’oasi di evasione e meditazione. Lo curerà la società tedesca specializzata Floatel GMbH che pagherà per 50 anni un canone di 913 mila euro e ne investirà oltre 700 mila. Il Faro del Po di Goro (Ferrara) diventerà un hotel ristorante per poco meno di 140 mila euro, raggiungibile pure dalla laguna. La società Sea Turtles Friends nel Faro delle Formiche nell’isola di Formica Grande (Grosseto) realizzerà un ristorante e spazi per attività scientifico-naturistiche. E grazie all’investimento di 1 milione e 370 mila euro il Faro della Guardia sull’isola di Ponza diventerà un hotel con 4 suite, un ristorante e un piccolo teatro multifunzionale. L’alta ristorazione sbarcherà pure nel Faro di Punta Polveraia a Marciana nell’Isola d’Elba (Livorno). In Salento la Torre Castelluccia Bosco Caggioni a Pulsano (Taranto) sarà un museo con spazi per la didattica. E uno «style hotel» animerà l’ex convento di San Domenico Maggiore (Taranto).
Numerose le strutture siciliane: lo storico Stand Florio di Palermo, esempio di stile liberty mediterraneo e già luogo di ritrovo della nobiltà siciliana ai primi del ‘900, ospiterà uno spazio per incontri, concerti all’aperto e show cooking. Nelle Isole Egadi, a Marettimo, il Faro di Punta Libeccio verrà trasformato in una struttura con 8 suite in cui ospitare anche workshop di alta cucina e corsi di fotografia. Poco lontano il Faro di Punta Spadillo a Pantelleria sarà trasformato dalla Hera Gestioni Alberghiere in un «fishing lodge» con 6 camere e 2 suite. La Giesse Costruzioni srl gestirà il Faro di Capo Milazzo (Messina) trasformandolo in un piccolo hotel con 5 suite. Stessa sorte per il Faro di Capo Faro a Santa Maria di Salina, nell’isola omonima che fa parte delle Eolie.
In autunno partirà il terzo bando a dimostrazione che il recupero del patrimonio pubblico può coincidere con modelli di business dei privati.