Corriere della Sera, 10 giugno 2017
Il tramonto di Nicola e del sogno d’indipendenza. In Scozia sorge Ruth, nuova stella conservatrice
Londra C’è un’altra grande sconfitta nel voto di giovedì, oltre a Theresa May: ed è Nicola Sturgeon, la leader dei nazionalisti scozzesi e primo ministro del governo di Edinburgo. E con lei esce sconfitto, almeno per gli anni a venire, il sogno di una Scozia indipendente.
Nicola Sturgeon aveva impostato la sua campagna sulla promessa di un secondo referendum sul distacco dal Regno Unito, dopo quello del 2014 in cui la maggioranza si era pronunciata per mantenere il legame con Londra. Ma ora la situazione è cambiata, era il ragionamento di Nicola: la Brexit rischia di trascinare fuori dall’Europa una Scozia che l’anno scorso aveva votato per restare nella Ue. Quindi meglio andare per conto proprio.
Ma gli scozzesi alle urne hanno replicato con un secco no. Espresso nel voto per i conservatori e i laburisti, entrambi sostenitori dell’Unione. Due anni fa la Scozia era diventata quasi un Paese a partito unico, con i nazionalisti che avevano conquistato 56 dei 59 seggi a disposizione a Westminster: ieri si sono ritrovati con soli 35 deputati, mentre i conservatori sono resuscitati passando da un seggio a tredici e i laburisti da uno a sette. Perfino i liberaldemocratici sono riapparsi sulla mappa politica scozzese, aggiudicandosi quattro posti.
Nicola Sturgeon ha insistito che il risultato rappresenta comunque una vittoria per il suo partito: ma ha ammesso che la spinta per l’indipendenza è stata un fattore nel ridimensionamento. E ha annunciato che a questo punto «rifletterà» sull’opportunità di un nuovo referendum e «arriverà a un giudizio meditato». In altre parole, se ne riparlerà (forse) solo in un futuro lontano.
La dimensione della sconfitta dei nazionalisti è data dalle vittime illustri cadute sul campo. A partire da Alex Salmond, il patriarca del partito, predecessore della Sturgeon e architetto del referendum del 2014: non è stato rieletto, al pari del vice leader Angus Robertson, stella dei dibattiti a Westminster.
La grande vincitrice del voto in Scozia è la leader dei conservatori locali, Ruth Davidson, che molti vedono proiettata verso un futuro nazionale. La sua pattuglia di deputati è stata essenziale nel contenere la disfatta dei Tories a livello complessivo. E a nord del Vallo di Adriano è riuscita a svelenire il brand dei conservatori, per lungo tempo considerati impresentabili in quelle regioni: lo ha fatto presentandosi come la paladina dell’Unione ma anche come una fautrice di una Brexit «morbida».
Il successo di Ruth Davidson è dovuto anche al suo appeal personale, che va oltre la tradizionale base conservatrice: gay dichiarata, vive con la sua compagna, è stata educata nelle scuole pubbliche, ha un passato da riservista nell’esercito ed è appassionata di kickboxing. Il suo match è appena cominciato.