Gazzetta dello Sport, 12 giugno 2017
Brutta domenica per Beppe Grillo
Stiamo dando conto delle elezioni amministrative sulla base degli exit poll, dunque tutto quello che scriviamo va preso con beneficio d’inventario.
• Beh, le due città più importanti erano Palermo e Genova.
La Sicilia è una regione a statuto speciale, dunque ha potuto stabilire che per diventare sindaco di Palermo basta il 40% dei consensi più un voto, e non il 50% + 1 come nel resto d’Italia. Correva Leoluca Orlando, aspirante al quinto mandato di sindaco e cionostante accompagnato da uno slogan che lo definisce «il sindaco del cambiamento». L’exit-poll lo dà in bilico tra il 39 e il 43%, quindi non è sicuro dell’elezione. Gli stanno dietro Fabrizio Ferrandelli (centro-destra) tra il 29 e il 33% e il candidato del Movimento 5 stelle Ugo Forello, intorno al 20%. Il ragionamento che hanno fatto tutti gli analisti su Palermo e Leoluca Orlando è questo: se ce la fa al primo turno, bene; se non ce la fa perderà molto probabilmente il ballottaggio, perché tutto quello che è in grado di raccogliere lo avrà raccolto al primo giro.
• Genova?
L’exit poll dice che vanno al ballottaggio Gianni Crivello per il centro-sinistra, 65 anni, già assessore della giunta Doria e appartenente all’area di Sel, di professione infermiere; e per il centro-destra Marco Bucci, 58 anni, manager (è amministratore unico di Liguria digitale) con una buona esperienza internazionale (ha lavorato negli Stati Uniti). I due, secondo l’exit poll, viaggiano intorno al 33%. I sondaggi che hanno preceduto questa elezione avevano pronosticato che nel match Crivello-Bucci avrebbe vinto Bucci, dato che gli elettori di Pirondini, il terzo in gara per conto del Movimento 5 stelle, si sarebbero di preferenze orientati più a destra che a sinistra.
• Il Movimento 5 stelle, mi pare, a Genova ha raccolto poco.
Grillo ha fatto un po’ di scena ieri mattina al momento del voto. «Oggi, insieme a nove milioni di italiani, sono chiamato al voto per scegliere il sindaco della mia città. Invito tutti ad andare a votare: è importante!» aveva scritto sul suo blog. Poi, intorno a mezzogiorno e mezza, s’è presentato al seggio di Sant’Ilario, all’interno dell’Istituo Agrario Marsano. Qui ha naturalmente trovato ad aspettarlo un bel po’ di giornalisti: «Voi dovete stare fuori da questa Repubblica, dovete sbloccare la democrazia andando in un altro Paese». Un sondaggista dell’Istituto Piepoli gli ha chiesto, per i suoi dati, chi avesse votato e Grillo gli ha risposto secco: «Il voto è segreto! Lei lo sa!». Tutto questo petto in fuori è servito poco ai grillini, penalizzati dall’aver escluso, per volontà di Grillo, la candidata Marika Cassimatis che aveva vinto la selezione in rete, altre volte divinizzata. Così Pirondini s’è trovato due liste paragrilline in concorrenza, quella di Marika e quella di un altro dissidente, Paolo Putti.
• Sulla base delle primisse impressioni il Movimento 5 stelle non è andato troppo bene.
Sì. I primi dati mostrerebbero che non è riuscito a vincere o a conquistare il turno di ballottaggio in nessuna delle città più grandi. È pressoché certo che sia rimasto escluso nei quattro capoluoghi di Regione (Genova, Palermo, Catanzaro, L’Aquila). Non dovrebbe essere andato troppo forte neanche nelle altre grandi città. Stiamo sempre con gli exit poll, quindi andiamoci piano. Il risultato più umiliante è forse quello di Parma, dove il sindaco uscente Pizzarotti, che l’altra volta vinse sotto le insegne del Movimento 5 stelle e poi ebbe il torto di far di testa sua invece di obbedire ai diktat del comico e fu quindi buttato fuori dal Movimento, è bene in corsa per i ballottaggi con alte probabilità di vittoria contro il candidato Paolo Scarpa del centro-sinistra. D’altra parte Grillo ha sempre detto - a ragione - che le elezioni locali, dove contano le facce e la riconoscibilità dei candidati, non possono essere il suo forte. Lui sa che l’attrazione maggiore gliela dà il marchio, dunque meglio le elezioni nazionali di quelle locali, e meglio il sistema proporzionale che il maggioritario.
• Vediamo le altre città, per quello che se ne sa.
A L’Aquila Americo Di Benedetto (centro-sinistra) potrebbe farcela al primo turno (sta tra il 46 e il 50%), altrimenti andrà al ballottaggio con Pierluigi Biondi, centrodestra (30-34%). A Catanzato ballottaggio tra Sergio Abramo (dem) e Nicola Fiorita di una lista civica: i due sono quasi alla pari intorno al 30-34%. A Verona sono lì lì intorno al 22-26% Orietta Salemi (centrosinistra), e Federico Sboarina (centrodestra), con Patrizia Bisinella (Lista civica, è la moglie di Tosi) al 18-22%. Taranto: lotta incertissima. Stefania Baldassarri (centrodestra) è al 16-20%, Rinaldo Melucci (centrosinistra) al 14-18%, Francesco Nevoli (M5S) al 13-17%; Mario Cito (lista civica) 13-17%.
• L’affluenza?
Intorno al 61%, mentre la volta precedente si toccò il 68%. Ma è un confronto improprio, l’altra volta si votava anche di lunedì.