Il Sole 24 Ore, 10 giugno 2017
In Corea del Sud i «futures» del football
È sfumato in semifinale il sogno dell’Italia nel Mondiale Under 20, di scena in Corea del Sud. La sconfitta con l’Inghilterra costringe i ragazzi di Evani a giocarsi la finale di consolazione contro l’Uruguay (domani alle 8,30 italiane). Risultato comunque storico per gli azzurrini, giunti per la prima volta tra le prime quattro nel torneo, con una squadra dal valore di mercato stimabile in circa 25 milioni di euro di base: sei a testa sono quelli versati dalla Juventus per acquistare Mandragora dal Genoa e Orsolini dall’Ascoli, con ulteriori bonus futuri da sei milioni per il centrocampista e quattro milioni per il funambolo ascolano.
Investimenti importanti, che dimostrano come il club campione d’Italia non voglia farsi cogliere impreparato sul futuro, seguendo un trend avviato dall’Atletico Madrid. Analisi già fatta in occasione del torneo Sudamericano Sub-20, con i Colchoneros presenti in prima linea con i propri giocatori. L’ultimo fra questi, l’uruguaiano Schiappacasse, acquistato a 15 anni dal River Plate di Montevideo per 1,5 milioni di euro. Sempre dall’Uruguay, la Juventus ha investito una base di 9,5 milioni per Bentancur del Boca Juniors. Cifre che fanno del club bianconero la big spender nel mercato degli under 20, con un totale di 21,5 milioni (a cui aggiungere eventuali bonus).
Tra le società che il prossimo anno parteciperanno alla Champions League, sono 13 i giocatori presenti al torneo: dai talenti della Juventus ai coreani del Barcellona, come Paik Leung Ho e Leu Seung Woo, quest’ultimo protagonista delle sanzioni imposte dalla Fifa ai catalani per il tesseramento di minorenni stranieri: circa 375mila euro di multa per aprire le porte della Masia al gioiellino asiatico, che adesso può liberamente giocare con la squadra B.
In totale, i giovani acquistati dalle big europee presenti al Mondiale Under 20 hanno “mosso” circa 36 milioni di euro: oltre agli juventini, spiccano i 5 milioni spesi dal Real Madrid per Valverde, i 4,2 milioni della Roma per Ponce e i 2 milioni del Liverpool per Ojo.
Una somma che può lievitare con i bonus, come quello che il Barcellona dovrà riconoscere al Peñarol per Bueno: un milione di base, cinque in caso di presenza fissa in prima squadra. Nomi già noti al pubblico, così come quelli di alcuni giovanissimi assenti a questa kermesse. È il caso di Vinicius, sedicenne brasiliano pagato dal Real Madrid 45 milioni di euro. Normale che vi sia anche una certa curiosità, anche se la media spettatori è diminuita rispetto all’edizione del 2015 in Nuova Zelanda: dai 9.142 spettatori di media della prima giornata si è arrivati ai 7.394 presenti a partita fino alle semifinali, mentre due anni fa il torneo registrò una media di 7.628 spettatori. Cifre che potrebbero essere “aggiustate” dalla finale di Suwon, in uno stadio da 44 mila posti. Sempre che Venezuela-Inghilterra possa valere un sold-out.
Lo stato degli impianti premia comunque la rassegna coreana: in Nuova Zelanda solo tre stadi superavano i 30 mila posti, mentre la Corea ha sfruttato quattro impianti messi in piedi per il Mondiale del 2002, tre dei quali con una capienza superiore alle 40 mila unità. Gli altri due stadi sono il Cheonan Baekseok Stadium, aperto nel 2001, e il più moderno Incheon Football Stadium, costato circa 110 milioni di dollari (98 milioni di euro) e costruito nel 2012 per rimpiazzare il Munhak Stadium.
I tornei Under 20 continuano inoltre ad attirare sempre più interesse da parte delle televisioni. Nel 2015, anno in cui si è disputato il Mondiale U20 in Nuova Zelanda, la Fifa ha calcolato entrate per circa 14 milioni di euro relative ai diritti media.
Soldi che la Fifa reinveste nei propri programmi di sviluppo del calcio giovanile, ma anche nell’organizzazione dei tornei, dove la sua “mano” è sempre ben presente. Nel 2015 il budget per il torneo Under 20 è stato di 24,1 milioni di euro, cifra diminuita a 21,4 milioni per il mondiale in corso. Per l’edizione neozelandese, però, è stato necessario un intervento maggiore per far sì che tutte le città designate potessero affrontare la spesa. Una questione sollevata dall’amministrazione della città di Dunedin, la quale aveva previsto costi per circa un milione di dollari non sostenibili dalle casse cittadine. A conti fatti, però, il torneo è stato una fonte di guadagno per la Nuova Zelanda: su un investimento totale pari a 20,3 milioni di euro, è stato ottenuto un ritorno del 134 per cento. Effetti che non sono mancati anche sul fronte turistico, con un giro d’affari stimabile in circa 4 milioni di euro.