Corriere della Sera, 10 giugno 2017
Secondo Mereghetti il New York Times nella sua lista dei 25 migliori film più che le opere ha scelto i registi
Più che i film, sembra abbiano scelto i registi: un film ognuno, alla ricerca di un equilibrio tra «classical Hollywood cinema» e «European art film», come dice A.O. Scott a proposito del sopravvalutato Il petroliere, che apre la classifica. In questa logica si potrebbero fare altre scelte: per Paul Thomas Anderson avrei preferito Vizio di forma, per Eastwood il ben più cupo Mystic River, per i Coen probabilmente A Serious Man, per Spielberg il più geniale Prova a prendermi. Ma alcuni nomi sembrano entrati per permettere alle guest-star di raccontare i propri gusti (Pattinson su Claire Denis. Meglio Jenkins su Hou Hsiao-hsien, ma perché premiare Moonlight ?) e alcuni autori subiscono il filtro dei film visti o non visti nei festival americani: nemmeno un titolo del cinese Wang Bing, dimenticato l’iraniano Farhadi come Kotoko del giapponese Tsukamoto, Poetry del coreano Lee Chang-dong, A Simple Life dell’hong-konghese Ann Hui, solo due cartoni (molto popolari) ignorando Takahata e La storia della principessa splendore, Chomet e L’illusionista, Dudok de Wit e La tartaruga rossa. E per favore, fate sparire Mad Max: Fury Road, che del ventunesimo secolo è solo un grande bluff.