Corriere della Sera, 10 giugno 2017
«Il petroliere» è il film del secolo secondo il New York Times. E nella top 25 nessun italiano
Venticinque film. Usciti dal 2000 a oggi. Scelti dai due critici del New York Times, Manohla Dargis e A.O. Scott: non c’è niente come le liste top 10 per infiammare il dibattito specialmente on line, e la top 25 diffusa ieri mattina ha prevedibilmente dilagato sui social media. Questo 16% abbondante di 21° secolo che abbiamo già archiviato, secondo Scott e Dargis ha prodotto cinema di qualità: in maggioranza americano ma con eccezioni (niente italiani, molte registe donne, molta Asia).
Il film del secolo, per ora, secondo Scott-Dargis è Il petroliere: regista di talento indiscutibile (Paul Thomas Anderson), protagonista di bravura mostruosa (Daniel Day-Lewis), temi altissimi (padri e figli, il petrolio, il capitalismo, la religione). Secondo posto per un cartone animato giapponese, una fiaba: La città incantata del poetico Hayao Miyazaki. Terza posizione per Million Dollar Baby di Clint Eastwood. Quarto un altro film asiatico, Il tocco del peccato di Jia Zhangke, cinese, quinto posto per un film di culto visto da pochissimi, La morte del signor Lazarescu di Cristi Puiu, ancora Asia al sesto posto, Yi Yi – e uno... e due... del taiwanese Edward Yang. Un altro cartone animato, ma americano, al settimo posto, Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen. Ottavo Boyhood di Richard Linklater, praticamente un film sperimentale girato lungo 12 anni, la vita normale di un bambino che diventa grande. Soltanto nono il primo europeo, Olivier Assayas con L’Heure d’été; decima una donna, Kathryn Bigelow con Hurt Locker sulla guerra in Iraq. Non potevano non esserci i fratelli Coen: Scott-Dargis fanno una scelta atipica, A proposito di Davis. Ecco poi l’Africa con Timbuktu di Abderrahmane Sissako, l’anziano maestro del cinema-verité Frederick Wiseman con il documentario In Jackson Heights, i fratelli Dardenne amatissimi da festival e cinefili con L’Enfant – Una storia d’amore, ancora Europa – e un’altra donna – con White Material di Claire Denis.
Steven Spielberg con Munich, ecco poi Three Times, Taiwan, di Hou Hsiao-hsien, Agnès Varda con Les Glaneurs et la glaneuse, documentario; Mad Max: Fury Road dell’australiano George Miller, Moonlight di Barry Jenkins, Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, I’m Not There di Todd Haynes su Dylan, il messicano Carlos Reygadas Barguin con Post Tenebras Lux, Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry, e 25° 40 anni vergine.