Corriere della Sera, 10 giugno 2017
Veneto Banca e Popolare di Vicenza, convocati i consigli. Sì del Tesoro alla soluzione di sistema
Milano «Non c’è altro tempo da perdere». L’appello di Fabrizio Viola rende ancora più evidente, se mai ce ne fosse bisogno, il senso dell’urgenza. «Se non si prendono decisioni immediate» per mettere in sicurezza Veneto Banca e Popolare di Vicenza, è l’intero sistema bancario a rischiare. «Leggetevi l’analisi fatta dalla Cgia di Mestre per capire a quali rischi ci si espone» ha detto ieri il banchiere chiamato a gestire la difficile ristrutturazione dei due istituti veneti. Farli fallire sarebbe «un dramma» ha scritto l’ufficio studi della Cgia. Vicenza e Montebelluna insieme rappresentano l’ottava banca del Paese, con finanziamenti in essere per 42 miliardi concessi a 130 mila aziende, il 37% delle quali nell’area del Triveneto. Chiudere all’improvviso i rubinetti vorrebbe dire mettere in ginocchio un’area che, secondo i dati della Cgia, produce il 9% del Pil nazionale e pesa per il 14% sull’export.
Per evitare il fallimento, o peggio ancora la liquidazione, è rimasto poco tempo. «Lunedì abbiamo un comitato rischi, martedì un consiglio di amministrazione e ci aspettiamo risposte precise» ha detto ieri il presidente della vicentina, Gianni Mion. Mercoledì ci sarà invece il consiglio di Veneto Banca. Tra Vicenza e Montebelluna c’è un cauto ottimismo. Tuttavia, se non dovesse arrivare un impegno formale non è escluso che i board si dimettano in blocco. L’impegno deve arrivare dalle banche a cui il Tesoro ha chiesto gli 1,2 miliardi necessari, secondo Ue e Bce, perché possa concretizzarsi l’intervento dello Stato. Ieri è arrivata la disponibilità di Banca Mediolanum: «Se tutti parteciperanno parteciperemo anche noi» ha detto l’amministratore delegato Massimo Doris.
Unicredit e Intesa Sanpaolo sono i capofila dell’operazione «di sistema» sollecitata da Pier Carlo Padoan. Al Tesoro c’è la cabina di regia e le banche che dovrebbero partecipare all’operazione sono state già allertate. Via Xx Settembre potrebbe provare a chiudere il cerchio nel fine settimana ottenendo dagli istituti un impegno formale, per poi procedere alle verifiche con Bruxelles e Francoforte sulla praticabilità della soluzione di sistema e sulla cornice normativa.
Intanto è necessario che le due capofila siano disponibili. E le condizioni perché ciò avvenga, come ha spiegato il ceo di Unicredit Jean Pierre Mustier ai suoi, è che la soluzione minimizzi l’impatto, sia per il sistema Paese sia per le banche, e che il contributo sia proporzionale, ovvero equamente diviso tra gli istituti. Tutti o gran parte di essi.