Corriere della Sera, 10 giugno 2017
Le condizioni di Pisapia a Renzi
Un nuovo patto sulla legge elettorale? «Non sono ottimista», dice Matteo Renzi. E non è l’unico, visto che i 5 Stelle puntano diritti al voto e gli altri partiti sembrano disorientati da quello che lo stesso segretario del Pd definisce un «fallimento impressionante».
Fallimento che prefigura nuovi scenari. Se restasse la legge attuale, che prevede uno sbarramento regionale dell’8 per cento al Senato, il Campo Progressista di Giuliano Pisapia sarebbe probabilmente fuori. Forse anche pensando a questa ipotesi, Renzi nei giorni scorsi ha lanciato un segnale di apertura all’ex sindaco di Milano e ieri ha spiegato che «Corbyn adesso aprirà sicuramente un dibattito nella sinistra europea». Pisapia risponde non troppo entusiasta: «Leggo di una proposta da parte del segretario del Pd quantomeno insolita». Anche perché, spiega Pisapia, viene rilanciata a poche ore dal «tentativo fallito di far approvare con Forza Italia, M5S e Lega una legge elettorale che avrebbe portato all’ingovernabilità o a larghe intese». L’ex sindaco si dice disponibile al dialogo, ma tenendo fermo il no «a qualsiasi alleanza con il centrodestra». Non solo: «Se Renzi vuole la coalizione di centrosinistra, faccia le primarie e vediamo chi le vince». E in Parlamento si impegni in tre cose: ius soli (il diritto per cui si è cittadini del Paese in cui si nasce, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori, ndr ), introduzione del reato di tortura e codice antimafia. Gli risponde a distanza, via Twitter, il tesoriere del Partito democratico, Francesco Bonifazi, raccogliendo la sfida lanciata dall’ex sindaco di Milano e rilanciando: «Facciamo le primarie e vediamo chi vince? Bene. Chi perde che fa, caro Pisapia: resta o scappa?».
Renzi, nella sua rassegna stampa mattutina, definisce i 5 Stelle «inaffidabili»: «Hanno tradito il patto con gli iscritti al blog». Grillo risponde in serata: «Abbiamo lottato contro dei mentitori seriali». Sulla futura legge Renzi precisa: «Non chiediamo un decreto. Vedremo se ci saranno le condizioni per un nuovo testo, ma non sono ottimista». Comunque «una legge già c’è, ha bisogno solo di alcuni accorgimenti tecnici». Tesi condivisa dai 5 Stelle. Silvio Berlusconi spera di riuscire a portare a casa un accordo sul proporzionale perché, come spiega Giovanni Toti, «vuole arginare le spinte dell’antipolitica».
E il governo? Renzi assicura «pieno sostegno». Intanto si avvicina un’altra data da tenere d’occhio: martedì 13 giugno. Arriva in Aula, infatti, il ddl di riforma del processo penale, sul quale incombe lo spettro di altri franchi tiratori. Ieri il Consiglio dei ministri ha autorizzato il voto di fiducia sul decreto, ma la decisione finale spetterà al premier Gentiloni. La questione è controversa: la fiducia è voluta dal ministro Andrea Orlando, ma finora non è passata per non scontentare i centristi. Intanto Orlando, in vista delle Amministrative di domenica, da Padova rilancia il messaggio: «Basta con gli uomini soli al comando».