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 2017  giugno 10 Sabato calendario

Coldiretti: «Basta speculare sul grano»

Prezzi al di sotto dei costi di produzione. La beffa dell’etichetta di origine che per la pasta ancora non esiste. Il rischio di vedere andare ancora più in rosso i bilanci di migliaia di aziende. E, ieri, l’arrivo a Bari di una nave dal Canada con 50mila tonnellate di grano da scaricare vissuto come una vera provocazione. Tanto è bastato per far scoppiare – ieri appunto –, quella che è stata subito battezzata la ’guerra del grano’. In piazza, anzi in banchina al porto di Bari, poco più di duemila coltivatori diretti arrabbiati, non solo per l’arrivo del cargo da 256 metri, ma soprattutto per le condizioni in cui si trova il comparto. «L’Italia – dice la Coldiretti che ieri ha organizzato la manifestazione – è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 5,1 milioni di tonnellate su una superficie di circa 1,4 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia, Sicilia, Marche e Basilicata». Un tesoro che adesso sarebbe a serio rischio di estinzione. Dice sempre Coldiretti che la speculazione sul grano «mette in pericolo la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano», ma anche un territorio che potrebbe ritrovarsi presto desertificato. E non solo, perché in pericolo vi sarebbero anche la qualità e salubrità del prodotto finale. Da qui il via alla ’#guerra del grano’ (che ha già avuto il privilegio di essere dotata di un hastag). Non si tratta solo di un temporale di giugno. È vero infatti che i coltivatori stanno soffrendo del taglio dei prezzi pagati all’origine che da tempo sono finiti sotto i costi e che, secondo Coldiretti, hanno provocato praticamente la «decimazione delle semine di grano in Italia con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno». I prezzi sarebbero talmente bassi che, tanto per capire, con 5 chili di grano oggi non sarebbe possibile neanche acquistare un caffè. «Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy mentre», precisa quindi la Coldiretti che fa rilevare anche un paradosso bruciante: «Dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%». E non basta, perché ormai, affermano i produttori agricoli, un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori.
Torna quindi la contrapposizione con l’industria di trasformazione. Proprio ieri, a margine della manifestazione di Bari, Coldiretti ha parlato di «evidente falsità» riferendosi a quanto dichiarato da Italmopa e da Aidepi (associazioni della trasformazione industriale del prodotto), circa la necessità di acquistare anche grano estero. Da tutto questo la rabbia esplosa ieri a Bari, provocata anche dalla provenienza della nave. Nel 2016 l’Italia ha importato circa 2,3 milioni le tonnellate di grano duro di cui quasi la metà proprio dal Canada. E tutto adesso potrebbe aggravarsi a causa dell’accordo Ceta fra Ue e Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.