Il Sole 24 Ore, 10 giugno 2017
Alto Adige, l’equilibrio da non turbare. A proposito della legge elettorale
Questioni di dettaglio poco importanti quelle contenute nell’emendamento Biancofiore che ha fornito l’occasione per mandare al diavolo l’intesa sulla riforma elettorale? Solo per chi non conosca il problema.
In realtà la questione è spinosa in sé e inopportuna in questo momento particolare. L’applicazione all’Alto Adige (il Trentino è solo una appendice obbligata per la comune appartenenza regionale) di una legislazione elettorale speciale deriva dall’esigenza di tutelare la rappresentanza della componente sudtirolese di lingua tedesca. Questa condizione ha garantito lo sviluppo di una prospera convivenza etnica dopo le tensioni degli anni Sessanta ed è anche (vogliamo dirlo?) il rispetto dell’impegno scritto in costituzione delle minoranze linguistiche.
Chi pensa che quelle tensioni siano roba del passato non conosce l’attuale realtà del Sudtirolo. A Bolzano è attiva una “Convenzione” per un progetto di riforma dello statuto regionale dove minoranze estremistiche della componente tedesca si sono fatte più che vive e problemi esistono anche all’interno della Svp: il mito della “autodeterminazione”, dell’uscita dall’Italia, è un fuoco che, per quanto debolmente, cova sotto la cenere.
Vale la pena di mettere in gioco questo modello di convivenza, che è portato ad esempio in tutto il mondo, per le insipienze di una deputata in cerca di palcoscenico e per l’ignoranza del problema da parte di parlamentari che non sanno nulla della “specificità” sudtirolese (oltre tutto tutelata da un accordo internazionale, rinverdito più volte)?
Ridurre tutto alla furberia di condizionare così la decina di voti pro-maggioranza che attualmente può mettere a disposizione al senato la Svp, il partito di rappresentanza della minoranza di lingua tedesca, non è una strategia politica, ma un irresponsabile scherzare col fuoco.
Certo anche la Svp potrebbe qualche volta essere più cauta. Il suo senatore di punta Karl Zeller, uomo peraltro in genere sperimentato e consapevole, ha cercato di far passare un emendamento che aggirasse per la sua regione il vincolo del rapporto 60-40 per il voto di genere. Una mossa non solo poco accorta e inadatta a guadagnare consenso alla sua causa, ma contraria a quello che ormai è un orientamento consolidato che non si vede perché debba ledere i diritti dei sudtirolesi che non hanno una componente femminile inferiore a quella di altre zone d’Italia.