Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 09 Venerdì calendario

Come diventare centenari senza invecchiare

Ho tra le mani due testi sui vecchi. Uno studio scientifico realizzato a Teulada in Sardegna, ancora in bozze, spiega che si diventa centenari se da Dio si è guardati. Il secondo è un best seller in libreria da qualche settimana, che spiega come diventare Matusalemme senza invecchiare. 
Comincio da quest’ultimo. Ne consiglio la lettura a tutti: mi sono ripromesso di seguirlo come una guida alpina lungo i sentieri dell’età perigliosa cui sono prossimo: “I segreti della longevità” di Margherita Enrico. È una che la sa lunga: ha scritto libri su libri divulgando le idee di un premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, che va sugli ottanta e ne dimostra cinquanta. Attinge qui al pensiero di un futuro Nobel del ramo, Valter Longo, Università della California. Vi si annuncia non solo che cosa bisogna mangiare, come cuocerlo, a che ora inghiottirlo, ma come convincersi a perseverare, che è la cosa più difficile. Poche proteine fino ai 70 anni, poi di più. Vegetali. Acqua. Esercizi di memoria. (Sperling & Kupfer, p. 252, €. 17). Non solo campare a lungo, superando i cent’anni, ma goderseli fino in fondo. Ci sono anche test divertenti per misurare la propria età biologica (diversa da quella anagrafica): io risulto già centenario, ma anche a chi è come me la dottoressa Enrico propone di salire su una specie di macchina del tempo. 
Va bene. Seguirò i consigli. Omega 3? Giù una pillola. Camminare rapidamente alla luce del sole mattutino? Alè. 
TERRA SARDA 
Ed eccomi al lavoro di un ricercatore di Teulada, un comune nel sud-ovest della Sardegna. Sono stato ospite di una famiglia in quella terra selvatica, monti che precipitano nel mare. Ho scoperto che gli zii, i nonni del paese sono quasi tutti destinati a superare il secolo di vita. Salvatore Loi mi ha mostrato in anteprima il frutto delle sue indagini. Ha scavato nei registri parrocchiali, su vecchi diari per cercare di spiegare il fenomeno. 
Questo comune di quattro mila abitanti è ricchissimo di centenari, di novantenni, tutti o quasi in attività. Per la genetica, ovvio. Ma questa genetica si è nutrita per secoli di latte di capra, pane, poca roba, vita dura. Ma soprattutto l’età non era decadenza ma crescita sociale, anche da tronco ormai scortecciato, ma onorato, ascoltato, amato. E questo riverbera su tutta la società. Loi ha rintracciato le età raggiunte dagli antenati fino al 1700, i mestieri che facevano, la dieta base. E dire che da quelle parti si dovrebbe morire a catinelle: c’è la base militare di esercitazioni più grande d’Europa, e si sussurra di uranio impoverito eccetera. Ma forse il vento tira da un’altra parte. Guidano l’auto a novant’anni, coltivano l’orto a 103. 
INDAGINI 
I dati saranno sottoposti a indagine ulteriore, è ovvio. Ma il risultato chiaro è questo: nessuno, ma proprio nessuno dalle parti di Teulada intende i vecchi come un peso, qualcosa di cui augurarsi il decesso. C’è un equilibrio culturale, sociale. Questo fa campare a lungo, ma il campare a lungo rende più felici tutti. Magari non ricchi, ma più contenti. 
Ritengo che bisognerebbe trovare la quadra tra quei due libri. Ricette per essere longevi, ma rivoluzione culturale per rimettere al centro i vecchi. Se no salta tu. Non ci sarà la rivolta delle pantere grigie e calve. Non credo. Ma o cambiamo la testa dei governi e le nenie culturali dominanti, o sprofondiamo nella frantumazione sociale e nell’infelicità senza sbocchi. 
STATISTICHE 
La statistica conferma: siamo pieni di vecchi. Ma i vecchi non esistono. Lo vediamo in Italia. Un dato esemplifica la questione. Il numero dei centenari nel nostro Paese sono 17mila, erano 207 nel 1971, 5233 nel 2001. 
Un record mondiale. Cresce la cifra soprattutto dei “grandi anziani”, quelli che hanno più di 90 anni. Sono lo 0,76 per cento tra gli italiani, a Siena sono quasi il 2 per cento. Esistono, sono tanti, ma sono circondati dal filo spinato di un lazzaretto morale, ritenuti una piaga sociale contro cui trovare la soluzione finale. Qualche antica barba bianca pontifica, è osannata, ma in realtà trattata come un’urna cineraria, tumulata in prima pagina, più che altro alla memoria. 
Ed è per questo disprezzo dei vecchi, che l’Italia e l’Occidente si stanno dannando. I giovani crescono come se pensassero che non diventeranno mai anziani. Infatti pensano tra qualche decina d’anni la vecchiaia non ci sarà più. Per due ragioni convergenti: o il mondo esploderà per via di islam o di atomica o meteorite, o se non accadrà, intanto la scienza avrà trovato la strada dell’eterna giovinezza. Immortalità giovanile. Di cui il libro della Enrico è profezia. 
Intanto i vecchi di oggi aumentano di numero, stanno persino meglio, ma sono rinchiusi in un compartimento stagno le cui pensioni sono trattate come un lusso che non potremmo permetterci, trattati come rottami senza neanche il pregio metallico di poter essere riciclati. Se i vecchi crepassero prima, quanti problemi di meno per l’Inps, l’assistenza... 
DIVISIONE SOCIALE 
Nasce così la divisione sociale generazionale, la frantumazione di significato del vivere. Si diventa vecchi, si campa a lungo, ma trattati se va bene come cetrioli in salamoia: non li mangia nessuno, e nessuno ha il coraggio di buttarli via. Non c’è niente di più disperante dell’essere inutili. Non è mai successo nella nostra storia. Siamo stati poveri, il vecchio era un tesoro scatarrante, ma era il giacimento delle cose che contano, senza delle quali non vale la pena neppure essere scavezzacolli in gioventù. Stiamo tornando a essere poveri, ma senza più neanche quel tesoro. 
In mio articoletto ha la funzione di un monito, non esente da un certo conflitto di interessi: salviamo i vecchi dalla denigrazione, rimettiamoli al loro posto, al centro della comunità, guardandoli con rispetto, e staremo meglio tutti.