Il Messaggero, 9 giugno 2017
Allerta nel Mediterraneo la plastica soffoca il mare
ROMA Buste, tappi, fili da pesca, ma anche microframmenti di quegli stessi oggetti – e di molti altri – quasi invisibili, ma ben presenti e ancora più pericolosi. Otto milioni di tonnellate di plastica ogni anno finiscono negli oceani, secondo l’Onu. L’80% proviene dalla terraferma. Il 20 dalle navi. E mettono a rischio la vita di 690 specie animali, il 27% delle quali a rischio estinzione.
Per l’Environmental Investigation Agency, sono intorno a 1 milione gli uccelli marini e centomila gli animali uccisi – soffocati o strangolati – dalla plastica ogni anno. E la presenza del materiale nei nostri mari è in sensibile aumento: nel 2025, secondo Ocean Conservancy, si potrebbe giungere a una tonnellata di plastica ogni tre di pesci e, nel 2050, la quantità della prima potrebbe superare quella dei secondi.
L’APPUNTAMENTOIn occasione della Giornata degli Oceani, celebrata ieri in tutto il mondo, si è alzato un rinnovato grido d’allarme per la salute dei nostri mari. È stata firmata da oltre un milione di persone la petizione per la messa al bando della plastica monouso entro cinque anni, presentata durante la Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani che si chiuderà oggi a New York. Più di venti nazioni supportano la campagna #CleanSeas che sollecita i governi a fermare l’uso di oggetti in plastica monouso e cosmetici con microsfere entro il 2022. A denunciare la criticità della situazione sono i numeri. Il 60% della plastica negli oceani, secondo i dati di Science, proviene da Cina, Filippine, Thailandia, Vietnam e Indonesia. Seguono Malesia, Nigeria, Egitto, Sri Lanka e Bangladesh.
L’Italia è tutt’altro che virtuosa. L’Ismar-Cnr denuncia che, nei nostri mari, in superficie, si trovano fino a 10 chili di plastica per chilometro quadro. Il primato negativo è del Tirreno settentrionale, tra Corsica e Toscana. Circa 2 chili la media a largo delle coste occidentali della Sardegna e della Sicilia e sul tratto nord della costa pugliese. La densità di microplastiche è pari a 1,25 milioni per chilometro quadro. Una cifra superiore perfino a quella della cosiddetta isola di plastica, nel vortice del Pacifico del Nord, dove si accumula la spazzatura degli oceani. Qui, è 335mila.
Nel Mediterraneo occidentale la concentrazione – 811 grammi per chilometro quadro – è più alta di quella nell’Adriatico, pari a 468. Dall’Italia alcune proposte salva-oceani per l’Onu. Una per tutte, di Legambiente: stop entro il 2020 alle buste non compostabili in tutti gli Stati del Mediterraneo.