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 2017  giugno 09 Venerdì calendario

La mia voce più rock. Intervista a Ligabue

«Adesso posso finalmente dire che il trauma è alle spalle». Tutti che ti rassicurano: «Vedrai, non cambierà nulla». Prima di tirare il respiro di sollievo definitivo, Luciano Ligabue ha voluto aspettare la prova palco. Lunedì sera a Verona è tornato a cantare dopo i due mesi e mezzo di stop conseguenza di un’operazione alle corde vocali. Un’esibizione all’Arena (raddoppiata la sera dopo) per i Wind Music Awards dove è stato premiato per i 4 dischi di platino di Made in Italy. «Avevo un po’ di strizza perché comunque c’era una diretta tv e sentivo gli occhi di tutti puntati su di me. E poi mi domandavo se non portasse un po’ di sfiga scegliere di rientrare con una canzone dal titolo Ho fatto in tempo ad avere un futuro...».
Adesso ride, ma torniamo al momento dell’uscita in scena all’Arena...
«Mi sono concentrato sull’intonazione e sulla performance. Ho cercato subito la gente che stava sulle gradinate ai lati del palco, ero sicuro di avere una risposta forte da quella zona più che dalle prime file. Alla fine è andata bene. È ancora presto per dirlo ma dovrei aver guadagnato un timbro più limpido e maggiore capacità espressiva».
Forum, 14 marzo, seconda data milanese del suo «Made In Italy Tour». Che sensazioni le sono rimaste di quell’ultimo concerto?
«Ho vissuto un trauma. Ho dovuto lasciare la cosa che mi dà più gioia, essere sul palco. È stata la serata artisticamente più difficile della carriera. La sera prima avevo fatto un concerto pazzesco, ero euforico. Ma quel pomeriggio durante il soundcheck ho capito che qualcosa non funzionava. Ho lavorato col mio vocal trainer ma è stato inutile. Sul palco la situazione non era gestibile: al posto di un “la” dalla mia bocca usciva un “sol”. Beato chi ha detto di non aver sentito nulla di strano...».
Le era mai capitato?
«Agli inizi della carriera urlavo molto. Era un modo per sfogare la compressione di una vita passata a fare lavori che non mi interessavano. E anche la soluzione per buttare in faccia al pubblico le mie idee. Diventavo afono alla fine di ogni live. Mi dovevo aggrappare con le unghie alle capacità di recupero, ma attorno alle 18 del giorno dopo la voce tornava. Negli anni ho imparato a gestire lo sforzo pur cantando con naturalezza».
Il recupero post-operazione?
«Mi hanno imposto di non parlare per una settimana».
Ci è riuscito?
«Quasi... Qualche parola mi è scappata. La sera stessa dell’intervento siamo usciti a cena a Lione e quando il cameriere ha chiesto quale acqua volessimo ho risposto io: “gazeuse”. Mia moglie è finita sotto il tavolo dal ridere».
E poi ha fatto il bravo?
«È stato interessante stare una settimana in silenzio. Col telefono spento. Il silenzio fa bene, dovremmo sceglierlo più spesso».
Come comunicava?
«Scrivendo su una lavagnetta e, meglio ancora visto che uso la tastiera con dieci dita, con messaggi via tablet».
Come ha occupato le giornate senza musica?
«Ho lavorato alla sceneggiatura del film che uscirà l’anno prossimo. Ho studiato didattica della regia per ripassare i fondamentali sui movimenti della macchina, sulla gestione degli attori».
La causa dell’edema?
«Un’influenza. Ho cercato di recuperare ma con un tour così intenso si è trasformata in laringite. Mai più tour a febbraio, lo dice la parola stessa che è il mese delle febbri».
Sul set si usa il megafono.
«Domani partiamo col pre-shooting e lunedì, a Reggio Emilia, con le riprese vere e proprie».
Conferma le voci su Stefano Accorsi protagonista?
«Riko è una sorta di mio alter-ego, quello che sarei diventato se non avessi fatto questo lavoro. Ma è anche la storia di tanti. È un 45enne e se penso ad attori di quell’età non mi viene in mente un nome che non sia quello di Stefano».
La colonna sonora?
«Quasi tutti i brani del disco, ma in versione strumentale e senza legarli per forza alle sequenze di cui parla la canzone originale. Poi sto lavorando ad altre strumentali inedite. Quella del disco è poco più di metà della storia. Nel film la svilupperò maggiormente. Ecco perché nel concerto alla fine dei brani di Made in Italy appariva la scritta “to be continued...”».