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 2017  giugno 09 Venerdì calendario

Bisogna saper perdere. A Modena, debutta la Scuola italiana di Fallimento

In una società performante come la nostra, dove la sensazione spesso è di essere dentro o fuori e, con la crisi degli ultimi anni, la paura di restare fuori è particolarmente forte, la Scuola di Fallimento ha esattamente lo scopo di insegnare a perdere per poi tornare a vincere. Primo esperimento del genere al mondo, promosso dalle fondazioni Cassa di Risparmio di Modena e San Filippo Neri, è stata ideata da Francesca Corrado, giovane economista e ricercatrice, per ridare la carica a chi non ce l’ha ma anche a chi non ce l’ha mai avuta: il primo corso, sabato e domenica, è infatti rivolto ai «neet», ragazzi che non studiano, non lavorano e il lavoro non lo cercano neanche, fluttuando in un eterno presente in cui continuano a essere mantenuti da genitori impotenti.
L’importanza del gioco
Quello dei neet però è solo uno dei tanti bacini d’utenza dei corsi, che si indirizzeranno a studenti, genitori, insegnanti e imprese perché il fallimento è anche uno stato d’animo che può assalire chiunque. «Nelle lezioni ci basiamo su un modulo esperienziale che comprende tecniche del teatro d’improvvisazione, del gioco, del mentoring e del coaching – spiega la Corrado -. Non sono lezioni frontali, si lavora sul ciclo dell’errore a partire dalla sua percezione, cioè da quello che penso io del mio stesso errore, per poi passare a come lo vivono gli altri, cosa che si propone soprattutto nei colloqui di lavoro».
I professori sono una decina fra attori di teatro d’improvvisazione, docenti di game design del Politecnico di Milano, un neuroscienziato dell’Università di Udine, una psicologa e due esperti di giochi di ruolo. Il gioco ha un’importanza cruciale: «I corsi sono affrontati con dinamica ludica, perché le neuroscienze hanno dimostrato che le persone apprendono o ricordano circa il 90% di quello che vivono attraverso il gioco rispetto al 10% che viene assimilato con la lettura» spiega l’ideatrice. «Memoria incarnata», così viene chiamato l’approccio alla cura di quello scoramento che assale chi ha fallito e magari porta con sé anche il senso di colpa per la situazione in cui si è andato a cacciare. L’impatto, è molto più forte rispetto a metodi spesso empirici e affidati alla buona volontà che fra l’altro, in casi come questi, è proprio ciò che viene a mancare, lasciando l’individuo in uno stato di abulia tanto più pericolosa quanto più prolungata. Ne restano vittime i giovani ma anche chi è fra i 35 e i 55 anni, quando l’estromissione dal mercato del lavoro assume l’aria di una condanna definitiva.
Professori attori
Poi ci sono i giovani che invece il lavoro lo cercano, ma che prima di essere ammessi devono passare sotto le forche caudine di colloqui di assunzione che spesso lasciano l’amaro in bocca della sconfitta, anche perché in questi casi si fatica a individuare correttamente le ragioni di una bocciatura, e questo induce frustrazione e ansia. «In questi casi soccorrono le tecniche di coaching e mentoring – dice la Corradi -, per questo avremo con noi una manager di Lamborghini che lavori su come i ragazzi vivono l’errore durante i colloqui, sempre col supporto di attori».
E siccome quando si parla di ragazzi, si tratti di neet come di giovani alla caccia del primo impiego, entrano necessariamente in gioco anche le figure educative, ecco dal prossimo ottobre i corsi per insegnanti. «Abbiamo molte richieste anche dalle imprese, persino di grandi dimensioni». Perché il senso di sconfitta può investire persone e strutture, recando danni alle attività economiche che ora corrono ai ripari andando anch’esse a scuola di fallimento.