ItaliaOggi, 9 giugno 2017
Diritto & Rovescio
Il direttore generale di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, era così appassionato d’arte da aver sollecitato ufficialmente i componenti del cda della sua azienda (che già stava visibilmente scricchiolando) ad «abbandonare l’atteggiamento di indifferenza nei confronti delle espressioni artistiche». Se i dati delle perizie fornite dalla procura di Roma sono attendibili, c’è da trasecolare di fronte a tanta tracotanza. Infatti le opere d’arte e gli arredamenti d’epoca comperati da Veneto Banca sono stati spesso acquistati a multipli del loro valore. Ad esempio, il gesso di Amore e psiche di Antonio Canova del valore di 41 mila euro, è stato comperato per 575 mila euro, versando cioè il 1.400 per cento in più del suo valore. Del resto anche una specchiera veneziana del 700, del valore stimato di 40 mila euro, è stata comperata dalla banca diretta da Consoli per 400 mila euro (più, come se non bastasse la cifra precedente, 6.500 euro di restauro). Questi eccessi non dipendono dalla congiuntura avversa. La dirigenza che li ha resi possibili dovrebbe essere chiamata a risarcirli nel momento in cui i depositanti rischiano di essere spogliati dei loro averi.