Il Sole 24 Ore, 9 giugno 2017
L’Iran offre al Qatar porti e cibo e attacca il presidente Usa
Appartengono a due confessioni diverse e in questo momento rivali. L’uno, l’Iran, è la roccaforte del islam sciita. L’altro, il Qatar, è un piccolo emirato dove è in vigore un’interpretazione sunnita molto rigida. All’apparenza inconciliabili. Non è una sorpresa se in Siria dunque si affrontano in una guerra per procura. L’Iran che sostiene direttamente con i suoi soldati il presidente siriano Bashar al-Assad, di confessione alawita. Il Qatar che finanzia milizie salafite, qualcuna estremista, che combattono Assad. Una relazione a prima vista inimmaginabile. Eppure l’isolamento deciso dai Paesi del Golfo contro il Qatar – che ieri ha denunciato attacchi hacker contro la sua emittente televisiva al-Jazeera – rischia di avere un fastidioso effetto collaterale per il presidente americano. Donald Trump puntava all’isolamento economico di Teheran e ha recentemente eletto i sauditi come alleati nella guerra al terrorismo. Ma la crisi scoppiata con il Qatar, accusato da Riad e Dubai e altri Paesi di finanziare movimenti terroristici sostenuti dall’Iran, rischia di avvicinare ulteriormente Teheran e Doha sul fronte commerciale.
La notizia diffusa ieri dal ministro degli Esteri di Doha, Sheikh Mohammad bin Abdulrahman al Thani, non è tuttavia da sottovalutare: l’Iran – ha spiegato il ministro – ha detto di essere pronto ad inviare derrate alimentari cibo ed a mettere a nostra disposizione tre dei suoi porti. Doha non ha ancora accettato questa proposta, che tuttavia potrebbe alleviare gli effetti delle chiusure terrestri decisa dai Paesi del Golfo.
Da piccolo Paese (solo due milioni di abitanti) circondato da potenze regionali rivali, l’emirato preferisce la politica del non scontentare nessuno. Il boccone indigesto per i Paesi del Golfo sono le dichiarazioni rese ieri dal ministro degli Esteri del Qatar: «Non siamo e non saremo mai disposti a rinunciare all’indipendenza della nostra politica estera». E all’invito di Trump alla Casa Bianca per tentare una mediazione, il ministro ha replicato che l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al Thani, «non lascerà il Paese mentre è sottoposto a un blocco».
D’altra parte, nonostante la chiusura dei cieli, dei confini terresti e di quelli marittimi, da parte degli Emirati, Doha ha riferito che rispetterà gli impegni sulle forniture di gas naturale liquefatto (Lng). E non sembra intenzionato a chiudere, come rappresaglia, Dolphin, il gasdotto, che trasporta gas naturale negli Emirati.
Quando si entra nell’argomento gas naturale, sono gli Emirati che hanno più bisogno del Qatar di quanto il Qatar abbia bisogno di loro. Senza Dolphin le luci dei grattacieli di Dubai si spegnerebbero. La Las Vegas del Golfo precipiterebbe nell’oscurità. Metà del gas per generare elettricità negli Emirati arriva dal Qatar. Se venisse chiuso Dolphin, Dubai dovrebbe sostituire il gas naturale con il più costoso Lng reperito sui mercati spot. Comunque convivendo per un certo periodo di tempo con il razionamento dell’elettricità.
Il braccio di ferro nel Golfo Persico continua. In relazione agli attentati di Teheran, il presidente Trump aveva dichiarato; «Gli Stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di cadere vittima del male che promuovono». Un commento «ripugnante», ha replicato il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif, aggiungendo: «Gli iraniani stanno affrontando il terrorismo che è sostenuto dai clienti degli Usa».