Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 09 Venerdì calendario

Il tapering sui titoli italiani spaventa il mercato

Il mercato teme tapering e sell-off. Lo spaventa la riduzione degli acquisti mensili dei titoli di Stato italiani nel quantitative easing della banca centrale e lo preoccupano le vendite degli investitori in fuga dal rischio politico che lede la sostenibilità del debito.Intanto ieri il presidente della Bce ha spezzato una lancia, stringendo la presa sullo scudo del QE, ricordandone la flessibilità e le potenzialità e ammonendo che nel caso di peggioramento delle condizioni finanziarie (che il mercato ha interpretato come sinonimo di spread) gli importi degli acquisti aumenterebbero invece di calare.
I BTp sono stati finora ben protetti dal Public Sector Purchase Programme (PSPP) e questa protezione non verrà meno dall’oggi al domani. Dal marzo 2015 al dicembre 2017, sul QE ufficialmente confermato, gli acquisti di titoli di Stato italiani dovrebbero raggiungere quota 320 miliardi (in termini di spesa e quindi ai valori di mercato) e 290 miliardi in valore nominale su un bacino attorno ai 1.560 miliardi dal quale la Bce attinge, come stimato da UniCredit. Questi titoli acquistati prevalentemente dalla Banca d’Italia sono dunque in “mani forti”: non verranno venduti prima della scadenza ma anzi convertiti in nuovi quando rimborsati. Una fetta tra il 20% e il 25% del debito pubblico con vita residua tra uno e 30 anni è come se fosse congelata.
È difficile tuttavia quantificare quanto gli acquisti del PSPP abbiano tenuto a freno lo spread: in termini di asset swap, ovvero quanto rende un titolo di Stato rispetto al tasso fisso swap a dieci anni, per tutti i Paesi dell’area dell’euro il QE avrebbe portato a un restringimento di questo spread, a eccezione di Italia e Portogallo in termini di chiave capitale rapportata alle dimensioni del debito negoziabile. La chiave capitale, ovvero gli acquisti nel QE parametrati e suddivisi in base al Pil dei Paesi dell’area dell’euro, lascia alla Bce qualche margine di manovra e dunque flessibilità. «Abbiamo riscontrato una deviazione dalla chiave capitale dell’Italia di quasi l’1%, nel corso di questi due anni di QE, con un’accelerazione tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017», ha detto Luca Cazzulani, vice-responsabile della strategia sul reddito fisso di UniCredit Research.
In quanto al tapering, i tagli agli acquisti del QE non sono ancora noti: potrebbero scattare dal gennaio 2018, per chiudere il programma (che viaggia ora al ritmo di 60 miliardi al mese) nel giugno o nel dicembre 2018. «Che il tapering sia leggero o sia pesante, l’impatto sui titoli di Stato italiani nel 2018 continuerà ad essere rilevante – ha sostenuto Cazzulani-. Ipotizziamo che l’anno prossimo il QE possa continuare a coprire dal 50% al 100% delle emissioni nette del Tesoro italiano, previste attorno a 50 miliardi nel 2018». Di certo, nella seconda metà di quest’anno il QE avrà un peso notevole sul rischio-Italia: la Bce continuerà ad acquistare titoli di Stato italiani tra i 9,8-9,5 miliardi al mese, in termini di spesa e dunque di valore di mercato, e tra i 7,5-8 miliardi di valore nominale facciale. Intanto, il Tesoro ha anticipato la raccolta del suo programma di aste 2017, avendo già raggiunto il 60% dei collocamenti a medio-lungo termine. Da ora a fine anno le emissioni nette del Tesoro saranno quasi nulle, dicono gli esperti del settore, in quanto i titoli di Stato in scadenza sono pressoché allineati a quelli previsti in emissione.
Per gli investitori esteri ieri è stata una giornata di studio. Hanno ripassato i numeri del programma di acquisti di Mario Draghi, per accertarsi che oltre alla rete di sicurezza delle OTMs (le operazioni definitive monetarie che hanno dato forma al whatever it takes) i BTp possano continuare a ripararsi sotto l’ombrello del QE quanto più a lungo possibile. Oltre a questo, ieri hanno rispolverato i sondaggi sul gradimento degli elettori per i principali partiti in Italia, mentre tentavano di capire fino a che punto il voto alla Camera ieri sulla riforma elettorale farà tramontare l’ipotesi di elezioni lampo. Non contenti, sono andati a rivedere chi veramente detiene i titoli di Stato italiani, un calcolo che alla fine dei conti è il vero scudo: il grosso è nei portafogli di Banca d’Italia, banche, compagnie di assicurazione e fondi pensione italiani e questo tranquillizza. «Saremmo stati più tranquilli se la quota delle famiglie non fosse crollata», si è lamentato un grosso fondo estero.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com
.@isa_bufacchi