Corriere della Sera, 9 giugno 2017
Legge elettorale, il giallo del tabellone «palese». Così si svelano i Sì fuori posto
ROMA Per 23 lunghissimi secondi, sul tabellone luminoso dell’Aula, si è materializzato il segreto di Pulcinella, con le luci rosse (contrari) e quelle verdi (favorevoli) accese: nell’istantanea sfuggita al controllo della presidenza e degli uffici della Camera, infatti, l’emendamento della discordia sui collegi in Trentino, che ha affondato la legge elettorale, era bocciato. Ma poi, in una manciata di secondi, nel «buio» dello scrutinio segreto, i «sì» sono lievitati fino a 270 e hanno lasciato al palo i no (256). Repentinamente, dunque, una sessantina di deputati (molti nel Pd) hanno cambiato opinione. Ribaltando il risultato.
Alla Camera, se richiesto almeno da 30 deputati, il voto è segreto. E stavolta ci avevano pensato Alternativa popolare di Alfano e Fratelli d’Italia della Meloni a chiedere il voto coperto, che la presidente Laura Boldrini ha regolarmente accolto dando il via alle dichiarazioni dei gruppi: ma in seguito, quando ha indetto la votazione, la presidente non ha ribadito che si trattava di scrutinio segreto e, così, il funzionario addetto al tabellone, che siede alle sue spalle, ha pigiato il tasto sbagliato.
E in Aula si è scatenato il panico. «C’è stato un errore, un equivoco, lo scrutinio è segreto...», ha detto la presidente. Ma a quel punto – passati 23 lunghissimi secondi tra urla e invettive con il tabellone acceso – tutti avevano visto quel che c’era da vedere. In particolare alcuni sì tra i banchi di Pd e FI e la grande macchia verde (tutti favorevoli) nel settore dei grillini, che avevano annunciato il voto favorevole ma, secondo fonti Pd, avevano anche assicurato che una parte del gruppo M5S avrebbe pigiato il tasto rosso per salvare il patto a quattro.
Laura Boldrini ha parlato di «errore materiale»: perché, ha aggiunto, «le procedure erano già state attivate dopo il mio annuncio che lo scrutinio era segreto». Ma l’«errore materiale» non è piaciuto al vicepresidente della Camera, Simone Baldelli (FI): «Quel voto è irregolare e per questo andava annullato e ripetuto». Edmondo Cirielli (FdI) ravvisa pure gli estremi penali : «Articolo 683, chiunque pubblica... il contenuto delle discussioni e delle deliberazioni di Camera e Senato... è punito con l’arresto o fino a 30 giorni o con l’ammenda da 51 a 258 euro».
L’«errore materiale», dunque, ha risvegliato i tanti franchi tiratori in sonno che nel Pd si preparavano a colpire su preferenze e voto disgiunto. Ma l’accelerazione dei grillini ha dato il via libera, in anticipo, al «fuoco amico incrociato» in casa dem che ha finito per far prevalere i sì (270) che nel segreto hanno avuto 59 adesioni in più rispetto allo «scrutinio palese».
Nel Pd, i renziani scaricano la responsabilità sulla minoranza di Orlando che avrebbe prodotto una sessantina di defezioni. Ma anche i renziani sono sul banco degli imputati con l’accusa di aver saputo cogliere l’attimo per far cadere una legge, già traballante dopo i primi voti segreti di mercoledì, prima che si toccassero temi politicamente rilevanti come le preferenze e il voto disgiunto.
Certo, il tabellone che svela in parte il voto segreto ha contribuito a infittire il «giallo». Difficile, però, identificare i franchi tiratori anche perché il filmato rintracciabile sul sito della Camera mostra che alcune luci verdi diventano via via rosse prima dell’oscuramento del tabellone. Davide Zoggia (Mdp) incrociando in Transatlantico il dem Giuseppe Lauricella, spara: «Guarda che ho visto la luce verde al tuo posto...». E Lauricella, serafico: «Nel filmato si vede benissimo che la luce diventa rossa, come d’altronde è successo anche nei banchi del governo...».