Dieci anni di Repubblica, 8 dicembre 1976
S’alza il sipario suonano le bombe
«Avete pagato 100 mila lire per l’Otello, ma noi ve lo roviniamo sul più bello». Urlando questo slogan, oltre duemila giovani, divisi in tre cortei, hanno marciato su piazza della Scala. Ma l’assalto dei Circoli del proletariato giovanile (gli altri circoli, vicini all’Mls (1) si erano concentrati pacificamente in piazza Vetra) non è riuscito a infrangere lo sbarramento di 2.500 uomini tra poliziotti e carabinieri, che stringevano come in una morsa il centro. Il tradizionale pubblico della «prima» è sì riuscito a entrare, ma in una città occupata in maniera quasi militare.
Alle 20.30, all’inizio dello spettacolo, c’erano già più di 100 fermati, tre feriti di cui uno grave, scontri in tutto il centro, da piazza della Repubblica, a porta Garibaldi, dalle Varesine a via Carducci: in questa zona sono avvenuti gli scontri più gravi (oltre a un ragazzo che ha avuto le gambe bruciate, ce n’è un altro che, tentando di scappare, si sarebbe rotto le gambe) e anche i rastrellamenti più decisi. Polizia e carabinieri hanno invaso le case, battendole porta per porta alla ricerca dei contestatori. In un caso, addirittura, quello del fioraio di via Carducci, stavano perfino portando via tutta la famiglia del proprietario. In un’altra, al numero 11 di via Carducci, hanno arrestato 13 persone e le hanno stipate su una piccola camionetta al grido di: «State attenti a non cadere se no sono cazzi amari».
Era stato un pomeriggio tranquillo. Poi dal nulla, sono affiorati tre cortei. Uno nella zona sud, a porta Genova, uno nella zona di piazza Loreto, e uno nella zona di via Garibaldi. All’inizio erano gruppetti di 50 persone, al massimo 100, come in piazza Durante dove un centinaio di persone si fronteggiavano con la polizia che da tempo presidiava la zona. Poi come un fiume si sono ingrossati.
Il corteo della zona sud quando è arrivato in Porta Ludovica era di un migliaio di persone e al passaggio i negozi tiravano giù le saracinesche. Marciavano verso il centro lanciando slogan come: «la crisi la paghi la borghesia che ha soldi da buttare via». «Questa prima non s’ha da fare: questo vuole la Milano popolare».
In via De Amicis i semafori sono stati bloccati mentre alcune macchine, tra cui una Jaguar, venivano messe di traverso. A Piazzale Loreto i manifestanti hanno paralizzato uno dei nodi stradali più importanti di Milano. Per un raggio di un centinaio di metri commandos hanno fatto saltare le centraline dei semafori, mentre due autobus dell’Atm venivano messi per traverso in piazza Argentina. Per un’ampia zona il traffico è rimasto completamente bloccato.
Il terzo corteo, quello che minacciava più da vicino la Scala, era quello che penetrava nel dedalo di strade e vicoli intorno alla zona superpopolare di Corso Garibaldi e che è stato l’unico a scontrarsi con le forze dell’ordine, in questo caso erano i carabinieri. All’altezza dell’inizio di corso Garibaldi un gruppetto di autoriduttori si è trovato di fronte i Cc. Sono volati i primi candelotti della serata. Il primo ferito, un ragazzo portato via con la mano insanguinata, le prime molotov (due in via Pontaccio che hanno bruciacchiato un tram vuoto) ma non i primi arresti (già 50 persone erano state fermate nel tardo pomeriggio in piazza della Scala). Il tutto e successo tra le 18.40 e le 19.30.
Il meccanismo dell’attacco alla Scala portato dai Circoli del proletariato giovanile (in piazza c’erano ragazzini e ragazzine di 12-13 anni insieme ai loro compagni più vecchi) era coordinato come un orologio. Per tutto il pomeriggio in una Milano piovigginosa e infreddolita non si era vista traccia delle bande giovanili che minacciavano la prima dell’Otello. Solo i movimenti della polizia e dei carabinieri davano la sensazione che qualche cosa stava per accadere. Ma fino all’ultimo momento erano in molti a pensare che non sarebbe successo niente e che le minacce degli autoriduttori sarebbero rimaste lettera morta.
Alle 14.30 in una piazza della Scala già deserta (le ultime automobili stavano sgombrando) c’erano le pantere bianche azzurre della Ps. Ma erano l’unico segnale di una tensione che covava sotto la brace. La polizia ha iniziato a schierarsi molto più tardi. Verso le 17. Mentre l’oscurità calava, più di un migliaio di poliziotti e carabinieri si sono riversati nel centro della città.
In un attimo piazza della Scala e le strade adiacenti si sono riempite di poliziotti in assetto di guerra. In via Torino si incominciava a passare con difficoltà, via Manzoni era presidiata, pochi curiosi erano ricacciati quasi a forza nella Galleria e poi in piazza del Duomo illuminata dalle luci del presepe e dalla lampadina di una pantera che faceva ruggire il motore sul Sagrato. Erano le 18.30, la stessa ora in cui come dal nulla sono uscite dalle strade di periferia le bande dei nuovi «pellirosse».
Note: (1) Movimento lavoratori per il socialismo.