la Repubblica, 9 giugno 2017
Andrea Dovizioso: «Io, pilota tranquillo. Vinco per fare felice mia figlia»
DAL NOSTRO INVIATO BARCELLONA IL PIÙ umano dei marziani ha una figlia di 7 anni, Sara, che viene sempre a vedere papà correre. Ma domenica scorsa, nel giorno del trionfo al Mugello non c’era: «Per una volta è rimasta a casa, invitata a una festa di compleanno. L’ho rivista il giorno dopo ed è toccato a me fare lo spettatore, al suo saggio di ginnastica». Andrea Dovizioso, 31 anni e 353 chilometri all’ora sul rettilineo toscano, in sella alla Ducati. La vittoria e poi le attenzioni per sua figlia. «La cosa che le piace di più sono i trofei che porto a casa. È così orgogliosa del suo babbo: quest’anno spero di renderla più felice del solito». Dopo la vittoria in Toscana, tutto è possibile. Anche il titolo mondiale? «Difficile, ma ci provo». Fin da domenica qui a Barcellona. Perché dicono non sia mai stato così sereno e sicuro di sé, “il Dovi”: merito di uno psicologo “indefinibile”, e della sua infernale macchina antistress. Nonostante il fantasma di Stoner: né Valentino, né Dovizioso, dicono, solo Casey ha saputo domare una Rossa. «Discorsi da bar. Sono uno dei suoi più grandi sostenitori, è stato mio compagno di squadra: so quanto talento abbia e cosa possa fare. Però Casey ha vinto il mondiale perché quell’anno è riuscito a sfruttare al massimo i dati positivi della moto, e a gestire quelli negativi. Una stagione irripetibile. Poi ha vinto altre gare: ma un nuovo mondiale, no. Un titolo in 4 anni di Ducati: perché dopo il 2007 non aveva più la moto vincente». Se corresse oggi? «Sarebbe ancora molto veloce. Ma non si potrebbe giocare il titolo, non ora». Due vittorie nelle ultime 8 gare, compresa la passata stagione: Dovizioso non è più un “piazzato” di lusso. Cosa è successo? «Quando fai uno sport così estremo, ci sono dettagli che possono cambiare tutto. Andrea Maffei, per esempio». “Psicologo visionario, eclettico, creativo”, c’è scritto nel suo sito. “Inventore del metodo Keope e di una macchina propriocettiva globale elettronica”. Una sedia che trasmette vibrazioni al sistema nervoso e muscolare. «Amedeo è “indefinibile”: mi ha fatto capire scientificamente come è fatto l’essere umano, e che noi abbiamo molto più potere di quello che pensiamo. Se le approcci in un certo modo, le cose arrivano a prescindere dagli altri o dalla fortuna: dipende solo da te. Quando lo comprendi, ti si apre un mondo: piccoli elementi di vita quotidiana che se li metti insieme fanno una grande differenza». Secondo in classifica. Era l’altro ducatista, Jorge Lorenzo, che doveva puntare al mondiale, con quell’ingaggio da 12 milioni di euro a stagione. «Jorge se prende quei soldi è perché se lo merita. La Ducati ha deciso di investire su di lui e a me sta bene, altrimenti non sarei qui. Non mi sono mai fatto condizionare dal denaro: ho un obiettivo preciso, non mi basta essere tra i migliori 5 o 6. Voglio stare davanti, per questo ho scelto la Rossa. E non credo che tra me e Jorge in pista ci sia quella differenza che dice lo stipendio: anche perché, per ora, i numeri in gara dicono il contrario». La Ducati senza le “alette” potrà mai volare più alto di tutti con il Dovi? «Il fatto di proibirci le “ali” ha complicato un po’ le cose: in certe piste lo scorso anno davano qualcosa in più, ma la moto era difficile da guidare. Abbiamo perso il vantaggio in alcuni circuiti, però negli altri riusciamo a guidare meglio. Per il mondiale serve una base di velocità, quella trovata al Mugello e chissà cosa accadrà qui a Barcellona, con il caldo e l’asfalto rovinato. Ma dopo aver dominato domenica, tutti ci guardano in maniera diversa. E a mia figlia voglio portare altri trofei...».