Gazzetta dello Sport, 9 giugno 2017
Salta l’accordo sulla legge elettorale
Un emendamento alla legge elettorale, cioè una proposta di modifica, non dico insignificante, ma quasi, e che comunque a noi comuni mortali sembra di importanza molto relativa, ha fatto saltare l’accordo tra i quattro partiti intorno al Germanicum o Tedescum, insomma quel sistema per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritario che Renzi, Grillo, Salvini e Boschi avevano concordato per andare alle elezioni già in settembre o al massimo in ottobre.
• Procederei con ordine e comincerei da questo famoso emendamento.
Siamo alla Camera, in aula. La discussione sulla legge elettorale è cominciata l’altro giorno ed è cominciata male: sono venuti a discutere appena in 15. Ieri i banchi erano pieni e la Micaela Biancofiore, trentina, deputato di Forza Italia, ha presentato questo emendamento che cancellava del tutto i collegi uninominali nella sua Regione, dove dunque si sarebbe votato solo col proporzionale. Questo emendamento era già stato presentato in commissione, e non era stato approvato, e lo avevano bocciato anche i grillini. Ma in aula si procede col voto segreto e, a sorpresa, l’emendamento è passato, 270 a 256, con un astenuto. Appena annunciato il risultato del voto, e mentre già si rumoreggiava, c’è stato il colpo di scena: sul tabellone che riporta il voto di ognuno (verde per i sì, rosso per i no) e che in caso di voto segreto dovrebbe far apparire solo pallini bianchi, sono apparsi per una manciata di secondi i pallini colorati che rivelano come si sono comportati veramente i deputati. I tecnici della Camera non sono riusciti a spegnere le luci abbastanza presto e parecchi hanno fotografato. Si è visto così nella zona del Movimento 5 stelle c’era una bella sparata di pallini verdi, cioè i grillini hanno votato a favore della Biancofiore benché il patto a quattro fosse di votare contro.
• Apriti cielo. Però la questione deve essere solo politica, perché alla fine che differenza fa se il Trentino vota col proporzionale o col maggioritario?
La questione è soprattutto politica, ma un minino elemento tecnico esiste: Grillo si ritiene sfavorito dal collegio uninominale dove conta specialmente la capacità attrattiva del singolo candidato, mentre si sente molto più forte nel sistema proporzionale dove conta molto di più il marchio. Undici deputati, quanti ne elegge il Trentino, di questi tempi non sono da buttare via. In ogni caso i democratici, dopo il voto, hanno gridato che il movimento di Grillo è del tutto inaffidabile, che a questo punto la legge deve tornare in commissione e le trattative ricominceranno dopo le amministrative di domenica prossima. S’è riunita la segreteria che ha sancito quello che aveva già anticipato l’onorevole Fiano: «l’accordo è saltato».
• Quindi sono saltate anche le elezioni anticipate, direi. Voteremo alla scadenza naturale.
Potenti bordate erano state sparate nei giorni scorsi contro l’idea di sciogliere le camere prima del tempo. Aveva cominciato Prodi parlando con Repubblica: «Ho sempre considerato l’ipotesi di elezioni anticipate una prospettiva poco probabile e, in questa fase, politicamente sbagliata. A maggior ragione, ora, credo che il governo italiano debba avere la tranquillità necessaria per affrontare» i temi economici e quello che ci chiede, sul piano delle riforme, l’Europa. Il prosieguo dell’intervista era particolarmente preoccupante per Renzi: «Il problema dell’Italia è la demoralizzazione della società, che non crede più in se stessa. Per aggiustare queste cose ci vuole il cacciavite e una politica di lungo periodo che abbia una sua continuità». La parola “cacciavite” evoca il metodo di Enrico Letta, l’uomo che Renzi buttò giù di sella per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. È quasi una dichiarazione di guerra, rinforzata da parecchie interviste di Arturo Parisi, prodianissimo, che lancia l’anatema sul proporzionale e si dichiara per il maggioritario. C’è poi stata la presa di posizione di Napolitano. «Il voto anticipato è paradossale, è un colpo alla credibilità del Paese. In tutte le democrazie si vota a scadenza naturale. Questa è una legge elettorale fatta da quattro leader per calcolo di convenienza». Molto dura. Le prese di posizione di Prodi e di Napolitano segnalano a Renzi che l’insofferenza nei confronti di questo accordo non è solo dei bersaniani o dei critici della sinistra Pd. Napolitano è stato un grande sponsor di Renzi, e anche Prodi in qualche occasione ha mostrato di apprezzarlo. Adesso i due gli si sono messi di traverso. Non è poco.
• Mattarella però...
Per la prima volta l’attuale capo dello Stato potrebbe non essere in sintonia col suo predecessore. Ieri sera dal Quirinale è uscita una nota in cui si fa sapere che il Presidente ha seguito «con molta attenzione l’attività parlamentare odierna» e, visto l’esito, c’è «preoccupazione». Mattarella vuole soprattutto che vi sia una legge elettorale coerente tra Camera e Senato, e in cambio di questo era sembrato disponibile anche alle elezioni anticipate.
• I grillini sono davvero inaffidabili?
Molti hanno ricordato che il voto favorevole alla Biancofiore era stato preannunciato. Però si sa che una bella fetta di partito è contraria all’intesa a quattro. Grillo aveva detto che prima del via libera avrebbe consultato di nuovo la Rete, segno delle sue difficoltà interne. Tra le notazioni di giornata va inserita anche questa: il M5s è ormai diventato un partito come gli altri, con le sue correnti interne e persino con i franchi tiratori.