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 2017  giugno 08 Giovedì calendario

Terrorismo, la formula che prevede le stragi

È convinzione diffusa che il terrorismo sia come il terremoto: imprevedibile. Ma è un cliché destinato a essere smentito. Di recente sono stati messi a punto avanzatissimi modelli statistici che consentono di fare stime molto attendibili sui prossimi attentati. A implementare il sistema di previsione di attacchi terroristici è un team di ricercatori, coordinato dalla professoressa Silvia Figini, docente di Statistica all’Università di Pavia, che nei giorni scorsi come ha rivelato la Provincia Pavese ha presentato il suo modello matematico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. 
«Si tratta», ci spiega la Figini, «di un algoritmo all’avanguardia che si avvale della somma di vari elementi: dati quantitativi, messi a disposizione dal Global Terrorism Database dell’Università del Maryland, relativi a tutti gli attentati terroristici dal 1970 al 2015; informazioni provenienti da Eurostat e Ocse, riguardanti i singoli Paesi, le loro risorse militari e la loro connotazione religiosa; dati non strutturati, attinti da blog e social media, riguardanti ad esempio descrizioni di attentati già avvenuti; fonti testuali, come articoli di giornale, dalle quali è possibile ricavare altri aspetti come la tipologia dell’edificio colpito, la ragione dell’attentato, se l’azione è stata rivendicata ecc. Il nostro modello sarebbe ancora più efficace se potesse beneficiare di ulteriori informazioni, come quelle dell’intelligence, oggi sottoposte a un vincolo di segretezza. In questo senso, abbiamo avanzato proposte di sperimentazione». 
Nondimeno già adesso l’algoritmo può vantare una notevole esattezza delle previsioni: «Al momento il tasso di corretta predizione del nostro modello è del 90%», nota la Figini. Ciò significa che ci sono 9 possibilità su 10 che il sistema matematico individui il luogo del prossimo attentato («il margine di previsione riguarda lo spazio circoscritto di una provincia») e indichi con esattezza anche il giorno, con l’anticipo di una settimana. I riscontri per ora riguardano il passato, visto che il modello è appena stato messo a punto. «Applicando ad esempio l’algoritmo agli ultimi mesi del 2015», rileva la Figini, «il sistema prevede 9 attentati, che poi si sono effettivamente verificati. E anche la Francia presenta in quel periodo un’alta probabilità di attacco terroristico». Insomma, fosse stato già disponibile questo strumento, forse la strage al Bataclan avrebbe potuto essere scongiurata... 
Tra le variabili prese in considerazione dal modello matematico, oltre a stato della democrazia, numero di colpi di Stato, reiterazione di un attentato nello stesso luogo, c’è la questione immigrazione. «I dati a nostra disposizione», sottolinea la Figini, «dimostrano che più aumenta il flusso migratorio più cresce il fenomeno terroristico in termini di numero di attentati. È un’evidenza statistica». Parole da mandare come promemoria a tutti i tifosi buonisti nostrani dell’immigrazione... 
Quanto al futuro imminente, la Figini segnala che «ci sono aree del nostro continente che il nostro sistema colora con un marrone molto intenso» (indice di pericolo attentati elevato) e che «anche nel nostro Paese l’algoritmo rileva aree a rischio, coincidenti perlopiù con le grandi città». Più in generale, «d’ora in avanti dovremo aspettarci una frequenza maggiore di attentati, ma con minore impatto in termini di vittime. Per capirci, difficilmente sarà ripetibile un attacco come quello alle Torri Gemelle, ma ci saranno fenomeni più isolati e meno rari». 
Lavorare sull’esattezza delle previsioni, naturalmente, «non vuol dire generale inutili allarmismi e attacchi collettivi di panico». A tal fine, una volta avuto il riscontro dei numeri, dice la Figini, «sarà fondamentale l’interpretazione degli stessi da parte di esperti di geopolitica». I dati, comunque, non verrebbero consegnati subito all’opinione pubblica, ma passati ai servizi di intelligence che, con un buon margine di anticipo, potrebbero predisporre i giusti strumenti per prevenire un attentato. Alla base, la certezza che la funzione del sistema sia non solo predittiva ma anche deterrente. «Sapere che c’è uno strumento grazie a cui un attentato può essere scoperto potrebbe scoraggiare il terrorista dal compiere la sua azione. Non gli impedisce di farla, ma gliela complica. È come mettere un allarme in una casa che il ladro ha intenzione di svaligiare».