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 2017  giugno 08 Giovedì calendario

«Su Veneto e Vicenza si è perso troppo tempo. Ora rischiano di fare la stessa fine di Madrid». Intervista a Carnevale Maffé

Gli spagnoli hanno imparato dai loro stessi errori, noi italiani purtroppo no. E si vede”. Carlo Alberto Carnevale Maffé è docente di strategia alla SDA Bocconi e studioso di cose bancarie. Spera che le due ex Popolari venete non facciano la fine del Banco Popular, ma teme che le tattiche dilatorie messe in atto dall’Italia finiranno per condannarle allo stesso destino dopo aver bruciato risorse pubbliche e private.
Ci spieghi: che differenze ci sono fra i due casi?
«Primo: il Banco Popular è molto più grande delle venete. La decisione della Bce impone 12,6 miliardi di perdite fra azionisti e obbligazionisti. Nel caso di Veneto e Vicenza l’ordine di grandezza del capitale potenzialmente coinvolto è 4,5 miliardi. Se il concetto di rischio sistemico non vale per il Banco, difficile possa essere invocato per le venete».
E invece?
«I titoli del Santander (l’istituto che l’ha acquisita a un euro) e del Bbva hanno addirittura guadagnato in Borsa, dopo l’annuncio della risoluzione. Altro che “effetto contagio” indotto dal bail-in. La verità è che il principio del salvataggio interno fa l’esatto contrario di quel che dicono certuni in Italia: delimita il rischio e lo accolla in massima parte a chi lo ha inizialmente assunto».
Il fatto che l’annuncio del fallimento sia stato contestuale alla decisione di conferire il Banco al Santander non ha contribuito a mitigare i danni?
«Il Santander si è reso disponibile a comprare a condizioni ragionevoli, che possiamo considerare di mercato, una banca sostanzialmente ripulita dall’intervento di risoluzione, che ora ha tassi di copertura dei crediti deteriorati decisamente buoni. Il problema principale per il Banco Popular sembra essere stato il rischio di illiquidità a breve. Quindi è stata determinante la rapidità della risposta: il contrario di quel che stiamo facendo in Italia, dove si è perso un sacco di tempo, erodendo progressivamente il patrimonio di fiducia dei clienti e disperdendo le risorse raccolte dal fondo Atlante».
Insomma dovremmo fare come in Spagna e mandare in risoluzione le venete. È così?
«Oggi le venete non sembrano avere un rischio liquidità a breve. Ciò si deve – secondo una stima di Fidentiis – a ben 6,5 miliardi di garanzie statali. Questo rende la ricapitalizzazione precauzionale, per quanto molto difficile, ancora teoricamente possibile, a condizione di trovare i capitali privati necessari a pulire i bilanci. Dico però un’altra cosa: fino a che punto possiamo chiedere al contribuente a farsi carico di questi costi? In Spagna, il governo si è vantato di non aver usato soldi pubblici per Banco Popular. Da noi, invece, quando Renzi e Padoan dicono “non ci sono alternative al salvataggio”, non danno un’informazione corretta. L’alternativa andava verificata a tempo debito».
Lei sui casi italiani è fra coloro i quali ha puntato il dito contro i ritardi delle autorità europee. Non è così?
«Sul caso del Banco mi devo ricredere. Il ritardo italiano evidentemente è della nostra politica, che non ha imparato la lezione spagnola del 2012, quando le indecisioni nel risanare tempestivamente il sistema lo portò progressivamente al collasso».