Il Sole 24 Ore, 8 giugno 2017
Sul petrolio pesano di più le scorte
Non aveva reagito al caso Qatar e non ha reagito neppure agli attentati dell’Isis in Iran. Il petrolio sembra guidato esclusivamente dal livello delle scorte americane. E ieri i fondi (algoritmici e non) hanno ricevuto un messaggio forte e chiaro: vendere.
Le quotazioni del barile, come al solito indifferenti alle tensioni geopolitiche, sono crollate di oltre il 4% all’arrivo delle statistiche settimanali dell’Energy Information Administration (Eia), l’unico metro con cui molti investitori giudicano l’efficacia dei tagli produttivi dell’Opec e dei suoi alleati, più ancora che l’effettivo superamento del surplus di offerta sul mercato.
I numeri hanno mostrato una crescita del tutto inattesa degli stock petroliferi negli Usa, con greggio e benzine che la settimana scorsa sono aumentati entrambi di 3,3 milioni di barili, interrompendo una sequenza incoraggiante di riduzione avviata di recente. La reazione dei prezzi, immediata e violenta, ha fatto scivolare il Brent verso 48 dollari al barile e ha ricacciato il Wti sotto 46 dollari, ai minimi da un mese.
Le ragioni dell’inversione di tendenza delle scorte americane sono diverse. Le esportazioni di petrolio «made in Usa» – guidate da arbitraggi sui prezzi, dunque molto opportuniste e volatili –?si sono ridimensionate. Viceversa sono risalite le importazioni, peraltro con un boom di forniture irachene, ai massimi da 5 anni a spese del greggio saudita (per la gioia di Riad, che si è finalmente decisa a frenare anche l’export, oltre che alla produzione).
Allo stesso tempo le raffinerie Usa hanno un po’ rallentato il passo, anche se continuano a sfornare ingenti quantità di carburante (anche le scorte di distillati sono salite, addirittura di 4,4 milioni di barili). E la domanda –?punto dolente –?continua a non brillare: nelle ultime quattro settimane i consumi di benzine sono stati inferiori dello 0,7% rispetto a un anno fa.
Un disastro insomma, aggravato da un’altra notizia, arrivata dalla Nigeria: Royal Dutch Shell ha ufficialmente riavviato i flussi di greggio Forcados, fermi quasi ininterrottamente da febbraio 2016 per il sabotaggio di un oleodotto. Si tratta di 200-240mila barili al giorno in più che finiscono sul mercato. Unica consolazione: Abuja, finora esentata dai tagli Opec, aveva promesso di partecipare non appena fosse tornata alla piena produzione di 1,8 mbg. Per la prima volta da un anno e mezzo, ora è arrivata a questi livelli.
.@SissiBellomo