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 1954  febbraio 25 Giovedì calendario

Neguib prigioniero a casa sua, al Cairo tutto il potere a Nasser

«Il generale Neguib si trova in buone condizioni di salute nella propria abitazione a Koubbeh, nei pressi del Cairo». Questa breve dichiarazione è stata fatta stamane da un portavoce ufficiale del Consiglio della Rivoluzione per smentire le voci che erano corse nella capitale relative all’improvvisa morte di Neguib per colpo apoplettico. Il generale è stato posto agli arresti nella sua abitazione, vigilata da un distaccamento dell’Esercito. II comandante delle guardie ha dichiarato: «Ho l’ordine di non lasciare entrare nessuno»; e, a chi gli domandava se il generale «potesse uscire a piacer suo», ha risposto: «Sono persuaso che oggi egli non ne ha il minimo desiderio».

Negli ambienti diplomatici del Cairo si sostiene che Neguib chiedeva maggiori poteri, ma si giustifica questo suo atteggiamento col desiderio di temperare l’azione dei giovani ufficiali rivoluzionari. Neguib avrebbe voluto convincere i più giovani colleghi di Governo a procedere con moderazione nel programma di industrializzazione, riforma agraria ed epurazione. Il ten. col. Gamal Abdel Nasser, nuovo capo del Governo, è noto come «l’uomo forte» del regime. Apparentemente freddo, impassibile, egli ha invece un temperamento ardente, una tempra di combattente, un carattere di vero rivoluzionario. Ha solo 36 anni e viene da una modestissima famiglia di contadini dell’alto Egitto. Ha fatto carriera nell’esercito, ove si è acquistato la fama, tra i soldati, di combattente feroce: durante la guerra contro Israele, dopo la battaglia di Falouga, i suoi uomini lo soprannominarono «la tigre di Falouga».

Durante la seconda guerra mondiale, Nasser, che parla inglese correntemente, fu ufficiale di collegamento presso le forze britanniche. Pochi anni dopo, si pose all’avanguardia nella campagna politica anti-inglese condotta dal Consiglio della rivoluzione. I più violenti discorsi anti-britannici sono stati lanciati da lui, nelle roventi giornate dei moti per Suez. In quegli stessi giorni però Nasser era capace di trovare, quando parlava con i giornalisti stranieri, i toni di voce più freddi e più suadenti.


Leggi qui l’articolo di Augusto Guerriero