La Stampa, 7 giugno 2017
Le forze curde entrano a Raqqa. Battaglia per la capitale del terrore
La grande battaglia di Raqqa è cominciata. Dopo otto mesi di manovre di avvicinamento ieri le Forze democratiche siriane hanno per la prima volta attaccato i sobborghi della città e messo piede nella «capitale» dello Stato islamico in Siria. La coalizione curdo-araba, più curda che araba, addestrata e armata dagli Stati Uniti, appoggiata sul terreno dalle forze speciali statunitensi e dal cielo da decine di cacciabombardieri, avanza verso il centro da tre lati. I combattimenti più duri sono nell’Area 17, un’estesa base militare alla periferia Nord, fortificata dall’Isis.
L’attacco dei curdi coincide con le fasi conclusive dell’offensiva a Mosul, anche quella cominciata lo scorso ottobre. Il portavoce delle Forze democratiche siriane (Sdf), Talal Silo, ha promesso la fine rapida della «capitale del terrorismo e dei terroristi». Raqqa era stata occupata dall’Isis nel gennaio del 2014, dopo che nel 2013 era finita in mano a ribelli vicini ad Al-Qaeda. È diventata poi il più importante centro del Califfato siro-iracheno dopo Mosul. I curdi l’hanno circondata da Nord, Ovest e Est, solo il lato Sud rimane aperto per agevolare un’eventuale ritirata dei jihadisti ed evitare perdite fra i civili.
Vendicare Manchester
La coalizione anti-Isis a guida americana ha sottolineato l’importanza della battaglia, che sarà lunga e difficile. «Stiamo costantemente smantellando il Califfato fisico», ha sintetizzato il generale Steve Townsend, e questo porterà anche alla sua sconfitta fuori dai confini di Siria e Iraq perché «è difficile convincere nuove reclute che l’Isis stia vincendo mentre stanno per cadere le sue due capitali gemelle». Come l’attacco di Manchester ci ha ricordano ancora una volta, l’Isis «minaccia tutte le nostre nazioni, non solo il Medio Oriente, non può rimanere».
I curdi
La Sdf conta sulla carta su 50 mila uomini, poco più la metà operativa. All’attacco partecipano quindi circa 30 mila guerriglieri. I curdi costituiscono il 70-80% delle forze, il resto è composto da milizie arabe locali, più di contorno che altro. Il nucleo duro di combattenti è formato dai combattenti dello Ypg, una formazione alleata del Pkk turco e considerata dalla Turchia un’organizzazione terroristica. Ankara ha protestato con Washington per la scelta di armare i curdi. La scorsa settimana sono arrivate le prime forniture di armi pesanti: missili anticarro e mortai da 81 millimetri, per sfondare le linee di difesa fortificate.
I jihadisti a difesa della città sono stimati fra i 3 e i 4 mila dai servizi segreti americani. Di solito queste stime sono riviste al ribasso per non scoraggiare le forze che attaccano. Analisti francesi ritengono che in città ci siano invece 7-8 mila combattenti, compresa l’unità d’élite Liwa al-Khilafa, composta in gran parte da islamisti del Caucaso e dell’Asia centrale. Forze simili a Mosul hanno inflitto perdite pesanti all’esercito iracheno e resistito per otto mesi. Raqqa ha una superficie e una popolazione di circa un quinto rispetto a Mosul, 400 mila persone contro due milioni. In città ci potrebbero ancora essere circa 250 mila civili.
A Raqqa però non sono rimasti i “quadri dirigenti” dell’Isis, specie stranieri. Si sono spostati verso Sud-Est, lungo l’Eufrate, in una zona remota fra Deir ez-Zour e la prima città irachena oltre confine, Al-Qaim. In particolare la cittadina di Mayadin è diventata “strategica”, soprattutto per la propaganda. A Mayadin si sarebbe trasferito anche l’Amn al-Kharij, il “Servizio esterno” dell’Isis che organizza gli attacchi all’estero.