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 2017  giugno 07 Mercoledì calendario

La partita da 1 miliardo. Cosa c’è in ballo nell’asta per i diritti tv. La serie A pensa a un canale tutto suo

Sabato mattina alle 10 si giocherà una partita decisiva, per il calcio italiano. Quella dell’assegnazione dei diritti tv per il prossimo triennio (2018-2021), la grande torta che alimenta tutto il giocattolo. Nei desideri della Lega, la gara dovrebbe produrre un introito di almeno1 miliardo (che dovrebbe diventare 1,4 con i diritti esteri e altri diritti “ancillari”). Una montagna di soldi che da sola spiega il nervosismo di tutte le parti in causa in queste ore di vigilia. Ore dominate da un’unica certezza: qualsiasi esito avrà la gara, sarà il prodotto di un compromesso al ribasso.
Non può essere infatti definito diversamente il bando pubblicato lo scorso 26 maggio, in fretta e furia, dalla Lega Calcio commissariata da Carlo Tavecchio, dopo che le era esploso tra le mani un parare dell’Antitrust che inceneriva gli ultimi otto mesi di lavoro.
RITORNO AL PASSATO
La Lega aveva per lungo tempo ragionato intorno all’idea di proporre per il triennio ‘18-21, un bando in piena discontinuità rispetto al precedente (quello «brutalmente manipolato» dall’asse Infront, per usare le parole della procura di Milano).
All’asta non sarebbero dunque andati più pacchetti suddivisi «per piattaforma» (satellitare, digitale terrestre e internet); ma pacchetti suddivisi per “prodotto” cioè per eventi in esclusiva. L’Italia si sarebbe insomma allineata ai mercati più maturi, come quello inglese o tedesco. Interrogata l’Antitrust, però, la Lega ha ricevuto una bocciatura: per tutelare la concorrenza era meglio optare per un sistema che riducesse le vendite per prodotto. Volendo ricevere le offerte prima della gara Uefa per la Champions e l’Europa League, la Lega ha dovuto quindi rivedere in corsa i propri programmi, finendo per proporre quattro pacchetti, tre (A, B, C) suddivisi per piattaforma e uno (D) per prodotto. Un sistema ibrido, che ha scontentato tutti. Non solo Sky e Mediaset (che sarebbe anche naturale) ma anche molte società di calcio (gli azionisti della Lega).
TUTTI SCONTENTI
Secondo molti club (almeno 9 su 21) la Lega, prima del suo commissariamento, e Infront avrebbero gestito male il rapporto con l’Antitrust per tutta la fase preparatoria del bando – avvalendosi ad esempio di uno degli avvocati coinvolti nell’inchiesta penale sulla vecchia gara –, di fatto «provocando» un parere che «allontana l’Italia da procedure che in Europa sono ormai standard». Il tutto aggravato dalla volontà, non condivisa, di “bruciare” l’Uefa.
Scontente, come si diceva, anche le due emittenti. Mediaset ha inviato un esposto all’Antitrust sostenendo che si tratti di un documento squilibrato in favore di Sky. La quale, invece, si sente messa all’angolo: per mantenere il livello di offerta attuale dovrebbe pagare circa 700milioni, duecento in più rispetto al triennio precedente. In effetti considerando che allora la Lega, dalla vendita degli stessi diritti, aveva ricavato 800 milioni di euro e che adesso vuole fare un 1 miliardo, si può dire che la differenza sarebbe dunque tutta sulle spalle della tv di Murdoch.
L’INCOGNITA DEL PACCHETTO D
Che si ritrova anche la mina del pacchetto D: quello che vende in esclusiva 324 partite – praticamente tutta la serie A, ad eccezione di Juventus, Inter, Milan e Napoli, e delle ultime quattro – per una piattaforma a scelta dell’acquirente (base d’asta 400milioni). Per Sky si tratta di un acquisto obbligato (insieme al pacchetto A, o a sorpresa B) se vuole continuare a vendere ai propri abbonati tutta la serie A. Il rischio però è quello di sbattere contro qualche gigante: il pacchetto D, potrebbe essere anche un prodotto interessante per un nuovo soggetto che volesse affacciarsi sul mercato italiano, potrebbe essere il caso di Amazon Prime, di Perform, di Telecom-Vivendi o di Discovery.
LA STRATEGIA DELLA LEGA
Tutte le accuse vengono respinte dalla Lega. Forti della linea della “assoluta correttezza” imposta a Infront e ai propri collaboratori dal vice commissario incaricato del dossier Paolo Nicoletti (che appena arrivato ha cambiato l’intero pool di legali), il nuovo n.1 di Infront, Luigi De Siervo e i suoi tirano dritto per la loro strada. Se l’asta del 10 (che Nicoletti, vorrebbe assegnare in giornata) dovesse chiudersi positivamente sarebbe comunque un buon risultato. Se dovesse andare deserta offrirebbe l’opportunità di tornare in Antitrust e riproporre con presupposti diversi uno schema di vendita per prodotto.
LA PISTOLA SUL TAVOLO
Se poi la situazione finisse in stallo, è pronto persino il piano C (a cui molti guardano con diffidenza per via di parecchie assonanze con un vecchio progetto di Marco Bogarelli, l’ex deus ex machina di Infront e del calcio italiano), quello del canale tematico di proprietà, Serie A Channel. Un canale da vendere non direttamente agli utenti ma alle varie piattaforme, a prezzo unificato. Il progetto – qualcosa a metà tra una pistola da appoggiare sul tavolo delle trattative con Sky e Mediaset e un’idea verosimile per il futuro – è già pronto. E secondo molti, dietro, ci sarebbe sempre Bogarelli, il quale starebbe persino pensando di presentare un’offerta. (L’interessato, trasecolando, smentisce categoricamente).
Ma la Lega, al canale di proprietà, ci sta pensando seriamente, tanto che l’ha messo nero su bianco nel suo bando.