la Repubblica, 7 giugno 2017
La rivincita delle donne. La vera Wonder woman è la regista dei record
LOS ANGELES «Da quando ho mosso i primi passi a Hollywood, volevo onorare Wonder Woman, simbolo di tutte noi registe lasciate indietro dall’industria. Intelligente, accessibile, guerriera. Lei mi ha aperto le porte della libertà a scuola, insegnandomi a prendere a calci i bulli; io le ho restituito la vita sullo schermo». E che vita! Con 103.3 milioni di dollari incassati da Warner Bros. e DC Comics nel weekend americano, e 228 milioni in tutto il mondo, Wonder Woman segna un nuovo record per un film diretto da una donna, Patty Jenkins, che nel 2003 favorì l’Oscar a Charlize Theron ( Monster). Dopo gli 85.1 milioni di 50 sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson, Wonder Woman è uno dei pochi film diretti da una donna con un budget superiore ai 100 milioni. La prima è stata Kathryn Bigelow ( K- 19, quasi 100 milioni di budget nel 2002) seguita da Lana Wachowski che ha girato due blockbuster con il fratello Andy, ora Lilly: Cloud Atlas (128.5 milioni, 2012) e Jupiter – Il destino dell’universo (176 milioni, 2015). Se a questo aggiungiamo l’unanimità nel “tomatometro” di Rotten Tomatoes, il sito aggregatore di critiche di film e tv, con un 93 per cento, e tweet di “rivali” Marvel come i registi di Avengers e Guardiani della Galassia, gli applausi a Patty Jenkins superano persino la polemica sulle proiezioni per sole donne all’Alamo Drafthouse di Downtown Brooklyn, dove in meno di un’ora dall’annuncio sono stati strappati 176 biglietti.
Strategia di marketing o aria nuova dalle parti di uno studio che in produzione ha Justice League (2017), Aquaman (2018), Shazam (2019), Cyborg (2020)? «Il merito di questo successo è di tutte le donne di grandi qualità che hanno saputo ispirarmi» ci dice Patty Jenkins quando la incontriamo a Warner Dr, Culver City. «In primis, Lynda Carter, Wonder Woman nella serie tv dal 1975 al 1979. Mi ha detto: “Lascia a casa Wonder Woman-l’icona; porta sullo schermo Diana Prince, la donna che non ha per forza un genere”. Poi ho conosciuto Gal Gadot, ex Miss Israele, ex soldatessa, che è rimasta nell’esercito per due anni. Sotto il trench, credi realmente che abbia una tiara telepatica, la cintura di Gea e un lazo d’oro forgiato da Efesto». Creata da uno psicologo americano, William Moulton Marston, ispiratosi a Margaret Sanger, pioniera della contraccezione che coniò l’espressione “controllo delle nascite” e fondò Planned Parenthood, Wonder Woman ha fatto il suo debutto in All Star Comics # 8 nel 1941, si è aggiudicata la prima copertina nel numero 1 di Sensation Comics, un anno dopo, e ha avuto la spinta finale nel ’72, festeggiando femminismo e diritti delle donne nella prima cover del magazine Ms. di Gloria Steinem. Da allora, al cinema, son passate solo Supergirl – La ragazza d’acciaio (1984), Catwoman (2004) ed Elektra (2005).
«Ho sempre guardato a registi uomini come Richard Donner ( Superman).
Sono anche operatrice di macchina, mentre giro ho un senso muscolare dell’azione. Dimentico di avere un figlio di 8 anni e un marito (lo scrittore Sam Sheridan); il set è una base militare per sole amazzoni. A un certo punto dovevo dirigere Thor: The Dark World.
Ero in dubbio. Se lascio, lo studio darà il film a un uomo, commettendo un errore, se accetto divento un buono o cattivo esempio per le donne». Perché tanta pressione? «Le opportunità di dirigere sono rare, non puoi dire no». I dati le danno ragione: nel 2016 le filmmaker donne hanno perso terreno. Su 250 grandi film, appena il 7 per cento è diretto da donne, 2 per cento in meno rispetto al 2015, secondo un report della San Diego State University.
Nel 2014 a Cannes, la presidente di giuria Jane Campion, regista di Lezioni di piano, aveva già criticato la film industry, parlando di “sessismo intrinseco” e di scenario “non democratico”. Quest’anno, prima che il premio della regia andasse a Sofia Coppola, l’ha ribadito, sostenuta da Nicole Kidman: «È folle che io sia l’unica regista donna ad aver vinto Cannes in 70 anni». Incalza Jenkins, impegnata su Wonder Woman dal 2010 ed ora sul sequel: «C’è gente che pensa ancora che il regista sia un mestiere da uomo. A me sembra un lavoro tagliato su misura per mamme e badanti».