la Repubblica, 7 giugno 2017
Di cosa si parla a Mosca: arrivano i vigilantes del web
Arrivano i cyber- druzhinniki, i vigilantes del web. Le milizie popolari o “druzhina” non sono nuove in Russia. Nel dopoguerra volontari affiancavano la polizia dell’allora Urss pattugliando le strade per mantenere l’ordine e la legalità. Il loro segno distintivo era una fascia rossa col logo sul braccio. Rifondata nel 2011, la guardia del popolo conta oggi 20 mila volontari e pare abbia aiutato le autorità russe a risolvere “centinaia” di casi. Ora il governatore della regione sudorientale di Belgorod, Evgenij Savchenko, vuole far sbarcare questa tradizione sovietica su Internet. Le milizie cyber- druzhina, o druzhina 2.0, dovranno scandagliare i meandri della Rete per segnalare ogni contenuto considerato illegale: dal razzismo alla vendita di droga, dalla pedopornografia all’istigazione al suicidio fino all’estremismo. Druzhina deriva dalla parola slava drog che vuol dire amico. Perciò nessuno stupore se i volontari reclutati nelle neo-brigate inizieranno a fare soffiate sui loro “amici” di Facebook. Ma le ong in difesa dei diritti umani temono un’ulteriore stretta sulla libertà di espressione su Internet. Numerosi blogger e utenti di social network sono già finiti alla sbarra. In processi al limite del kafkiano, come dimostra la recente incriminazione di un uomo per estremismo perché aveva pubblicato un articolo sulla sua assoluzione da una precedente incriminazione per estremismo.