la Repubblica, 7 giugno 2017
Trump contro il Qatar. «Finanzia il terrorismo» ma il Pentagono frena
NEW YORK «Leaders pointed to Qatar – Look!». Donald Trump si prende il merito su Twitter della rottura tra i paesi del Golfo ed il Qatar, ma finisce per creare nuove frizioni tra la Casa Bianca e i militari Usa. Aveva iniziato come sempre di buon mattino, un bel tweet per ricordare la sua posizione («Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente ho sostenuto che non si deve più finanziare l’ideologia radicale, i leader hanno indicato il Qatar, visto!»). Un’ora dopo il seguito («Che bello vedere che la mia visita in Arabia Saudita e l’incontro con il Re e 50 Paesi sta già dando risultati, hanno detto che avrebbero preso una posizione dura sui finanziamenti…»), poi l’affondo finale: «Tutti i riferimenti portano al Qatar, forse questo sarà l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo!».
Commenti impulsivi, che poco sono piaciuti ad uomini-chiave della Casa Bianca come il Segretario di Stato Rex Tillerson e il capo del Pentagono Jim Mattis, che avevano cercato dall’inizio della crisi nel Golfo di mantenere gli Usa neutrali per evitare la rottura con il Qatar dove si trova la più grande base militare americana della regione. Nessun commento ufficiale ai tweet di The Donald, dal Pentagono solo un secco commento: «Non abbiano piani per cambiare la nostra posizione sul Qatar, non ci sarà alcun impatto sulle operazioni militari». Con l’aggiunta di un ringraziamento «per il sostegno alla presenza militare degli Stati Uniti».
Le parole di Trump ieri hanno rischiato di creare una nuova frattura, tanto che in serata la Casa Bianca ha dovuto aggiustare il tiro e ribadire che gli Usa lavorano per ricomporre la crisi. In prima fila nella mediazione c’è il Kuwait, il cui emiro ieri si è recato a Riad. Mentre Turchia e Russia sembrano schierarsi con Doha: il presidente Racep Tayyip Erdogan ha nel Qatar un importante alleato e ha ribadito che l’isolamento non aiutareà a risolvere la crisi. E Vladimir Putin ha chiamato l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, e gli ha ribadito che Mosca è favorevole a una soluzione basata sul dialogo. Ma la posizione dell’Arabia Saudita resta dura, con il ministro degli Esteri Adel al Jubeir che avvisa il governo di Doha: «Il Qatar deve cambiare politica e comportarsi come un Paese normale. Deve smettere di sostenere gruppi estremisti come Hamas e i Fratelli Musulmani».
Una crisi dai risvolti economici e commerciali ancora da scoprire e potenzialmente esplosivi. L’ente dell’aviazione civile saudita revoca la licenza a Qatar Airlines, il piccolo emirato praticamente isolato (bloccati gli accessi verso il Qatar via terra, aria e mare anche da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein), pesanti conseguenze previste sull’economia del Paese e sul tenore di vita della popolazione (il 40% del cibo consumato in Qatar viene dall’Arabia Saudita, trasportato ogni giorno da centinaia di camion che attraversano l’unico confine di terra che ha il Paese).
Infine, cosa che interessa miliardi di tifosi, i Campionati mondiali di calcio in calendario per il 2022. La Fifa potrebbe prendere in considerazione l’idea di togliere al Qatar l’organizzazione.