Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 07 Mercoledì calendario

Rientra in azienda la mamma licenziata dopo la gravidanza

BERGAMO «Mi sento sollevata – è stato il suo primo commento —: ho avuto davvero paura per il futuro dei miei figli». Ci sono voluti uno sciopero di 230 persone, il blocco degli straordinari, dodici giorni di tensioni e cinque ore di trattative, ma infine la mamma di Bergamo licenziata poco dopo essere rientrata dalla maternità ha riavuto il suo posto. La Reggiani di Grassobbio (nell’hinterland di Bergamo) ufficialmente l’aveva licenziata perché dopo una ristrutturazione la sua mansione da impiegata ai pagamenti non esisteva più. L’annuncio del licenziamento, da parte di un’azienda in salute, aveva scatenato le proteste dei colleghi, subito scesi in sciopero.
Alla fine la direzione aziendale ci ha ripensato. Ma ha proposto alla donna, come condizione per rientrare, di scegliere fra un contratto impiegatizio con un livello in meno (dal quinto al quarto) e un incarico da conducente per le auto aziendali. Infine è stato trovato il compromesso: impiegata di quarto livello ma con lo stipendio precedente. Per la lavoratrice, due figli, 36 anni dei quali 15 in azienda, è stato un periodo drammatico: «Quando mi hanno licenziata mi sono sentita a pezzi. Mi chiedevo cosa potessi avere fatto di così grave per perdere il posto da un giorno all’altro, senza preavviso. La paura più grande era per il futuro dei miei bimbi: non so cosa avremmo potuto offrire loro con il solo stipendio di mio marito». Fondamentale la solidarietà dei colleghi: «La loro reazione è stata un segnale per l’azienda, per far capire che si deve parlare chiaramente con i dipendenti. Solo così si fa davvero squadra».